"Luci d'inverno" (Svezia, 1963) di Ingmar Bergman con Max von Sydow
Chiesa Protestante Episcopale
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"Luci d'inverno" (Svezia, 1963) di Ingmar Bergman con Max von Sydow
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La visione di questo film è finalizzata alla didattica e all'edificazione cristiana.
Il più forte film della "trilogia del silenzio di Dio" del grandissimo regista svedese. Mentre fuori è tutto bianco di neve, il pastore protestante Tomas Ericsson sta celebrando il culto, accompagnato dai corali, nella chiesa parrocchiale di Mittsunda e distribuisce, ai cinque fedeli che si avvicinano alla balaustra, la santa cena (eucarestia), recitando le preghiere. Al termine della funzione il collaboratore Algot chiede al pastore di potergli parlare e costui gli fissa un appuntamento più tardi.
Arrivano intanto i coniugi Persson, che hanno due bambini e un terzo in arrivo, molto turbati. L'uomo, che soffre di mania depressiva, dice di essere ossessionato dai cinesi che possiedono la bomba atomica. I due si congedano con la promessa che l'uomo ritornerà più tardi per parlare da solo al pastore.
Si avvicina Marta a Tomas, una maestra elementare innamorata del pastore, che gli offre qualcosa di caldo, ma il pastore rifiuta. Quando la donna se ne va, egli guarda la fotografia della moglie morta quattro anni prima e che ha tanto amato e poi tira fuori dal portafoglio una lettera. La lettera è di Marta che ha preferito scrivergli perché pensa che le parole confondono e mentre il pastore la legge si vede sullo schermo il volto di Marta stessa e si ascolta la sua voce che pronuncia le parole della missiva. La lunga sequenza viene interrotta da un breve flashback dove Marta ricorda un avvenimento dell'anno prima quando gli aveva chiesto di pregare per guarire da un eczema alle mani. Sostiene che pur non credendo nel soprannaturale una sua preghiera era stata esaudita e che aveva compreso di amarlo "Avevo chiesto una luce e l'avevo avuta. Ho chiesto uno scopo e l'ho avuto. Quello scopo sei tu".
Arriva intanto Jonas Persson e Tomas, nel tentativo di dissuaderlo dall'idea del suicidio gli parla della sua tragica esperienza personale, autocommiserandosi e arrivando a mettere in dubbio la propria fede in Dio. L'uomo, turbato, se ne va. Una donna entra in chiesa e avverte il pastore che Jonas si è ucciso con un colpo di fucile. Arriva Marta e Tomas le dice che non la ama e, insieme a lei, si avvia in auto verso un'altra parrocchia dove deve tenere una funzione.
Lungo il percorso si ferma presso la casa della signora Persson per avvertirla della morte del marito offrendole il suo conforto, che però viene cortesemente rifiutato. Giunto alla chiesa, prima di iniziare il culto, ascolta Algot che gli parla di alcune riflessioni fatte in seguito alla lettura del Vangelo, riguardo alla Passione di Cristo. Secondo Algot gli evangelisti danno troppa importanza alle sofferenze fisiche di Cristo, che furono brevi, trascurando le sue sofferenze interiori, causate dai suoi discepoli che lo abbandonarono, e da Dio, di cui lui sente la lontananza esprimendola con la seguente invocazione: "Dio, perché mi hai abbandonato?", dimostrando di aver sofferto per il silenzio di Dio.
Tomas quindi inizia la funzione, lodando Dio con la frase: "Santo, santo, santo, il Signore Dio degli eserciti".