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"servire l’interiorità" || Vito Mancuso

Ergo sum

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"servire l’interiorità" || Vito Mancuso

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Ergo sum
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Nel suo intervento al Buddha Summer Camp 2025, Vito Mancuso dichiara di voler “servire l’interiorità” di chi ascolta, interrogandosi su tre concetti cardine: viaggio, interiorità e spirito. Il “viaggio” è anzitutto il movimento inevitabile dell’esistenza, simboleggiato dal “tapirulan” del tempo che ci porta dalla nascita alla morte, ma diventa anche “viaggio interiore”: il lavoro di pensiero, affetti, scelte, silenzi e pratiche spirituali con cui cerchiamo di dare senso al nostro essere nel mondo. L’“interiorità” è descritta come coscienza, il più grande mistero dell’universo, qualcosa che ci abita come energia sensibile e intelligente, luogo della solitudine in cui si decide a chi o a che cosa consegniamo noi stessi (Dio, il Buddha, i “Tre gioielli”, il Padre nostro, ecc.). Infine, lo “spirito” è riletto etimologicamente come respiro e vento (spiritus, pneuma, ruah, atman): è la dimensione di libertà generata dalla conoscenza e dalla consapevolezza. Mancuso propone un criterio per discernere se il cammino interiore è autentico: non la felicità emotiva e passeggera, ma la gioia/letizia che dà forza, consistenza, “più essere”. Dove la pratica spirituale indebolisce l’umano, essa è deviata; dove genera letizia profonda, essa indica una via di verità e maturazione dello spirito.