TRENI DEL SOLE — I Milioni di Meridionali Partiti per il Nord e i Cartelli che li Aspettavano
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TRENI DEL SOLE — I Milioni di Meridionali Partiti per il Nord e i Cartelli che li Aspettavano
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Lo chiamavano il Treno del Sole. Il nome ufficiale era un altro, ma tutti lo chiamavano così, e la cosa ha un che di beffardo: il sole lo lasciavi alle spalle.
Partenza: Palermo, Siracusa, Reggio, Napoli, Bari, Lecce.
Arrivo: Milano, Torino.
Durata: dalle diciotto alle trenta ore, a seconda di dove salivi.
Posto a sedere: se lo trovavi.
Chi ha fatto quel viaggio racconta sempre le stesse tre cose. Il corridoio pieno di valigie su cui la gente si sedeva. L'odore — pane, formaggio, sigarette, gente. E il momento in cui il treno usciva dalla galleria e il paesaggio fuori dal finestrino non somigliava più a niente di conosciuto.
Tra il 1951 e il 1971 circa nove milioni di italiani cambiarono regione. Non paese: regione. Fu il più grande spostamento interno nella storia d'Italia, e avvenne in vent'anni, senza guerra, senza carestia, senza che nessuno lo avesse pianificato.
Torino in quegli anni cresce di centinaia di migliaia di abitanti. In certi quartieri diventa la terza città siciliana del mondo.
E poi c'è la parte che sta nel titolo, e che oggi imbarazza chi la sente per la prima volta.
Sulle vetrine delle agenzie immobiliari, sui portoni, negli annunci dei giornali del Nord, comparve una formula breve. Quattro parole. Non era un insulto gridato in strada: era stampata, esposta, normale.
Non si affitta ai meridionali.
Chi arrivava trovava lavoro — la fabbrica assumeva — ma non trovava casa. Si finiva nelle soffitte, nei sottoscala, nelle coree di periferia, nei letti affittati a turno: uno dormiva di giorno, l'altro di notte, stesso materasso.
In questo episodio: chi partiva davvero e da quali paesi, quanto costava il biglietto, cosa si portava in valigia, come si trovava il primo alloggio, cos'era una coabitazione a turni, come reagirono le città del Nord, e in quanto tempo quella frase sui portoni smise di essere accettabile.
Avvertenza: questo episodio riporta espressioni discriminatorie d'epoca a scopo storico e documentario.
Fonti principali: censimenti ISTAT 1951-1971, studi sulle migrazioni interne italiane, cronache e annunci dei quotidiani del Nord dell'epoca.
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