O CAPITANO, MIO CAPITANO - di Walt Whitman
Riccardo Mey
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O CAPITANO, MIO CAPITANO - di Walt Whitman
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Riccardo Mey
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Pensate che a Walt Whitman, questa poesia, dopo un po’ è venuta a noia. “Preferirei non averla scritta”, confessò al suo biografo.
A me, invece, piace un casino. Perché è una testimonianza vivida della vita che, con o senza di noi, con o senza capita, continua. La nave approda nel porto sicuro, con il bottino nella stiva, anche senza il proprio capitano, che giace morto sul ponte.
O Capitano, mio Capitano, è un commovente passo oltre il nostro mentore, oltre nostro padre, oltre la generazione che ci ha preceduto e ci ha portato fin qui.
Le raccolte dove potete trovare questa poesia di Walt Whitman sono: “Foglie d’Erba” e “Contengo moltitudini”.
O Capitano! Mio Capitano! Il nostro viaggio tremendo è terminato,
la nave ha superato ogni ostacolo, l’ambìto premio è conquistato,
vicino è il porto, odo le campane, tutto il popolo esulta,
occhi seguono l’invitto scafo, la nave arcigna e intrepida;
ma o cuore! Cuore! Cuore!
O gocce rosse di sangue,
là sul ponte dove giace il Capitano,
caduto, gelido, morto.
O Capitano! Mio Capitano! Risorgi, odi le campane;
risorgi - per te è issata la bandiera - per te squillano le trombe,
per te fiori e ghirlande ornate di nastri - per te le coste affollate,
te invoca la massa ondeggiante, a te volgono i volti ansiosi;
ecco Capitano! O amato padre!
Questo braccio sotto il tuo capo!
È solo un sogno che sul ponte
sei caduto, gelido, morto.
Non risponde il mio Capitano, le sue labbra sono pallide e immobili
non sente il padre il mio braccio, non ha più energia né volontà,
la nave è all’ancora sana e salva, il suo viaggio concluso, finito,
la nave vittoriosa è tornata dal viaggio tremendo, la meta è raggiunta;
esultate coste, suonate campane!
Mentre io con funebre passo
percorro il ponte dove giace il mio Capitano,
caduto, gelido, morto.
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