Il fundraising tra dati e relazione, un punto sul non profit italiano
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Negli ultimi undici anni, il volume di “quanto donano gli italiani” è cresciuto del 72% raggiungendo nel 2023 la cifra stimata di 7,9 miliardi di euro. Molti segnali, però, fanno pensare che il 2023 sia stato un “picco” per le donazioni: fra le tante ragioni, quella per cui in un contesto di “permacrisi” diventa sempre più difficile pensare di avere un impatto concreto, con il proprio gesto, sui problemi. A tutto ciò, però, si aggiunge un dato sorprendente restituito dall’Istat nel 2025: solo il 17% delle organizzazioni non profit fa attività di raccolta fondi.
Il fundraising sta vivendo un momento di svolta: quello per cui i donatori donano sempre meno per “senso di colpa” e sempre più “per produrre un impatto”. Le organizzazioni quindi nelle loro comunicazioni sono sempre più chiamate a rendere visibile questo impatto: possibile, reale, concreto. È qualcosa che non ha a che fare solo con la comunicazione, ma con la relazione fra l’organizzazione e il donatore. Proprio la relazione e il coinvolgimento nella progettazione delle attività, nella realizzazione e nella valutazione è ciò che dà più di tutto la percezione del cambiamento possibile.
In che modo i dati e la loro analisi può aiutarci a rafforzare queste relazioni?
Un incontro promosso da Intesa Sanpaolo e VITA