Eremo di San Michele
Marco Trotta
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Eremo di San Michele
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Marco Trotta
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L’eremo di San Michele è contenuto nel cavo di un’ altissima rupe, che ha la forma di una conchiglia, e domina tutta la grande e pittoresca valle sottostante.
Secondo una tradizione popolare, la grotta di San Michele a Montenero (1.142 m s.l.m.) era del Diavolo, fin da quando le zone sovrastanti erano abitate.
Nel secolo X, durante la festa di San Michele a maggio, si presentò ben presto la mattina, S. Michele, sotto forma di persona sconosciuta, e volle visitare la grotta, dicendo al Diavolo di essere un pastore. L’illustre visitatore visitò ogni posto della montagna e prima di andarsene prese quattro pietre e le dispose a terra in forma di croce.
Il Diavolo, emettendo urla strazianti, fuggì fino a Lauropiano inseguito da S. Michele e riempiendo la zona di acute strida, che echeggiarono spaventosamente per le ampie vallate e che sotto forma di fragore di armi prolungato e strepitoso si ripete la notte ancora oggi. S. Michele prese così possesso della grotta e volendosi fare conoscere da un vaccaio anonimo di Puglietta, che pascolava le mucche sulle Toppole, fece sì che un giovane toro andasse nella grotta, sebbene la stradetta per andarvi fosse impraticabile. Il pastore, il giorno dopo, lo sentì e a stento riuscì ad arrivarci.
Il toro non si muoveva e muggiva continuamente. Il vaccaio, prima di arrivare là dove poi fu costruito l’altare, vide un giovane splendente, per cui si fermò e rimase stupefatto con gli occhi a terra. Il pastore subito corse a Puglietta, dopo aver facilmente salvato il giovane toro, e raccontò l’accaduto alle autorità religiose del posto.
Da allora quella grotta, scavata in una roccia scoscesa e piena di dirupi, acquistò una tale importanza da far decidere al Cimiliarca di Puglietta una dimora stabile per tre eremiti, sotto forma di cenobio, per il culto di S. Michele Arcangelo.
Nella seconda metà del X secolo, in seguito alla diffusione dell’apparizione di S. Michele, in vari paesi si diffuse in mezzo al popolo la convinzione di vivere una vita ascetica molto severa, si acquisì un concetto di ripudio assoluto della vita sfarzosa ed un avvicinamento allo spirito povero del Vangelo.
Molti si ritirarono in grotte isolate e solitarie, frequentate solo da pastori e boscaioli, per trascorrere una vita ascetica e priva di sfarzo e di beni della terra. Così, verso la fine del decimo secolo, per ordine dell’autorità religiosa, furono assegnati tre eremiti a vivere nella grotta tra preghiere ed aspre penitenze.
La chiesa all’inizio era piccolissima, con i locali rozzi dietro, dove essi dormivano su duri giacigli. La chiesetta era già ultimata nel 1257, mentre gli altri locali furono isolati dal resto della montagna con una forte palizzata per impedire ai lupi e ad altri animali di penetrare nella grotta. La piccola chiesa aveva anche la sepoltura sotto. [...]
Le marmoree tavolette delle 14 stazioni della Via Crucis, poste a sinistra di chi sale e messe per ordine di Mons. G. Caramuele nel maggio del 1672, oggi non vi sono più, perché alcune furono rubate, altre rovinate con fucilate da parte di increduli ed ignoranti militari durante l’epoca del brigantaggio, altre sono conservate dagli attuali amministratori.
Quando fu ampliata la chiesa nei primi anni del XVI secolo, gli eremiti fecero affrescare da un frate di S. Maria d’Avigliano l’interno della nicchia, dove si era resa marcia una rozza statua di S.Michele per la costante umidità.
Infatti da allora i Francescani di Avigliano hanno celebrato messa a S. Michele per molto tempo. La strada che conduceva a Montenero, per quelli di Campagna, passava vicino al convento di S. Maria d’Avigliano e si poteva andare o a piedi o con i muli, mentre per quelli che abitavano a Puglietta era per Arenola, Valledacera, Lauropiano. Poco prima di arrivare al Trigento, sulla destra, scavata nella gola del fiume, vi è una grotta, detta del calabrittano o del Diavolo, perché durante l’epoca del brigantaggio fu ucciso un uomo di Calabritto dai briganti, che presero a Calabritto mentre si recava a lavoro. [...]
L’ultimo eremita che visse a S. Michele fu Giovanni Spagnuolo, sepolto sotto la chiesa come tutti quelli vissuti fino ad allora.
Nel 1748 i rappresentanti del capitolo, Cervone, Sanniti e Filiuli, fecero erigere una croce di pietra con colonna, con alla base tre gradini, sullo spianato antistante all’ ingresso dell’eremo. La croce, per il forte vento, molte volte è caduta, ma è stata sempre rialzata, come avvenne pure nel 1901.
Nella stessa epoca fu costruita l’intera gradinata con parapetto con i suoi sessanta gradini. La data è visibile ancora oggi vicino alla porta della chiesa, nella parte superiore della scalinata. [...]
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