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Sciopero Usb, la Gen Z rivendica: "Siamo la Generazione Maranza: rivoluzionari, non criminali"

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Sciopero Usb, la Gen Z rivendica: "Siamo la Generazione Maranza: rivoluzionari, non criminali"

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Sciopero Usb, la Gen Z rivendica: "Siamo la Generazione Maranza: rivoluzionari, non criminali" Studenti e giovanissimi in corteo contro il tetto agli stranieri nelle classi: "Siamo qui per lottare per il nostro futuro. C'è ingiustizia sociale anche per chi ha solo 13 anni" Cronaca (Milano). Dopo i saccheggi nei negozi e le vetrine rotte durante le manifestazioni del 17 e del 18 ottobre nel centro di Milano, il termine 'maranza', ampiamente utilizzato per descrivere i responsabili degli episodi di vandalismo, ha assunto una connotazione negativa, finendo per identificare una categoria di giovani, spesso minorenni e di seconda generazione, attraverso il loro abbigliamento. Una parte della Gen Z non ci sta e ne rivendica il significato come simbolo di protesta. Oggi, al corteo organizzato dall'Usb a Milano, la bandiera Barbabianca di One Piece con il teschio bianco sventola tra la folla, mentre un gruppo di studenti sfila dietro un camion con la scritta "Generazione Maranza", accompagnata dal disegno di una scarpa Nike che calpesta i volti della presidente del Consiglio Meloni, del vicepremier Salvini, del ministro dell'Istruzione Valditara e del leader di Futuro Nazionale Vannacci. Emma, del Coordinamento Collettivi Studenteschi, spiega: "L'idea è quella di scardinare la retorica divisiva e razzista che sta facendo questo governo in seguito alle piazze degli scorsi weekend, dove migliaia e migliaia di studenti sono scesi in piazza al grido di 'Nessun è straniero' contro il tetto massimo degli studenti stranieri all'interno delle scuole. Vogliamo dire che siamo una generazione unita, siamo compatti e questa cosa a loro fa paura. Quindi se ci vogliono dividere tra chi, secondo loro, è identificabile come 'maranza' e chi invece sono i buoni, ecco no, noi non ci stiamo. Noi siamo la 'Generazione Maranza', siamo tutti. Ci sono solo compagni di classe, non ci sono studenti di serie A e studenti di serie B". In piazza Duca d'Aosta ci sono anche sei ragazzi di tredici anni, tutti in terza media, accompagnati dai genitori per manifestare per il futuro della loro generazione. "Siamo qui per lottare per il nostro futuro, come è scritto sul nostro cartello. Anche se adesso i problemi economici non ci riguardano molto in quanto noi siamo bambini, vogliamo lottare per il nostro futuro e per quello delle nostre generazioni perché comunque c'è molta ingiustizia sociale anche per le persone della nostra età. Vorremmo che ci fossero più possibilità per le persone di tirarsi fuori dalle situazioni in cui ci sono gang o in cui vengono dimenticate", raccontano. Un papà spiega: "Loro sono i nostri figli e l'iniziativa è partita da loro. Siamo qui a sostenerli proprio perché sono socialmente consapevoli. Invece di arrendersi all'ansia che tutti questi ragazzi subiscono, dato che sono continuamente bombardati da notizie di guerra, povertà, epidemia e cose del genere, loro abbozzano una reazione, quindi speriamo che continuino così". Sulla definizione di "Generazione Maranza", i ragazzini si riconoscono solo in parte: non per il modo di vestire, ma per il senso rivoluzionario. "Adesso questo termine viene molto generalizzato. Se solo collegato a un modo di vestire no, ma in senso rivoluzionario sì, ci rappresenta. Quello che è successo il 17 ottobre, penso che l'abbiano fatto un po' per urlare che c'era qualcosa che non andava. Hanno spaccato le vetrine, noi non giustifichiamo la violenza, però diciamo che dietro quella violenza c'è una rabbia repressa che noi non siamo riusciti a sistemare in qualche modo". E un altro ragazzo aggiunge: "I maranza però non sono dei criminali e neanche dei vandali, quindi quelli che erano in piazza il 17 ottobre non possono essere definiti 'maranza'. Secondo me i maranza, alla fine, sono un po' dei rivoluzionari". (Nicoletta Totaro/alanews) Trascrizione generata automaticamente