Il dolore innocente e la presenza di Dio: dalla carestia alla fecondità. Don Luigi Maria Epicoco
Ubi fides, ibi libertas
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Il dolore innocente e la presenza di Dio: dalla carestia alla fecondità. Don Luigi Maria Epicoco
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La riflessione di Don Luigi Maria Epicoco prende avvio da Isacco, figura apparentemente secondaria tra Abramo e Giacobbe, ma significativa perché racconta la fatica di vivere la carestia, scavare pozzi e rimanere giusto nonostante fragilità e limiti. L’orizzonte si allarga a Giuseppe, simbolo del “giusto che soffre”, paradigma del dolore innocente. La Bibbia, inscritta tra due fraternità fallite (Caino e Abele, Giuseppe e i fratelli), mostra che la vera vocazione non è avere fratelli, ma diventare fratelli, cioè costruire relazioni libere, scelte e feconde. La sofferenza di Giuseppe, vissuta senza ribellione, diventa pedagogia: accettare ciò che ci capita, non restare prigionieri del passato e lasciare che il dolore, invece di incattivire, generi fecondità. La sua storia culmina nella riconciliazione e nel perdono, dove Dio non spiega il male ma lo abita con la sua presenza. In Cristo, “nuovo Abele”, il dolore innocente diventa spazio di rivelazione: non una teoria ma una presenza salvifica che ci sottrae alla solitudine. #donluigimariaepicoco #vitaspirituale #vangelodigesù