Basta offese ai morti | UN CENTIMETRO ALLA VOLTA – Ep.260
Corriere della Sera
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Basta offese ai morti | UN CENTIMETRO ALLA VOLTA – Ep.260
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Qui ci vuole la scuola
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L’altra notte uno o più vandali hanno deturpato il murale dedicato a Franco Baresi nella piazza Gino Valle, dove c’è la sede del Milan. Gli hanno cancellato la faccia con lo spray, hanno raschiato via altre parti della figura, in definitiva hanno colpito la memoria di quanti - e siamo in tanti - hanno ammirato le imprese del capitano rossonero, da tifosi del Milan, da semplici appassionati, da tifosi di un altro club ma felici davanti alla grandezza, fosse anche quella che nei 90 minuti contribuisce a farti soffrire. Quando succedono queste brutture le reazioni sono sempre uguali, in qualche modo prestampate: parole di critica che si spingono all’esecrazione, rimpianto per tempi più sportivi, più cavallereschi, breve ricerca di un antidoto, allargamento delle braccia. Non si può fare niente. Anche perché questi episodi si susseguono: la settimana prima un centinaio di ultrà della Juve s’era girato di spalle e aveva intonato cori per Gaetano Scirea mentre il resto dello stadio celebrava con un minuto di silenzio l’addio a Sandro Mazzola. E non passa stagione senza che qualche disgraziato non esponga uno striscione che irride alle vittime dell’Heysel, oppure faccia il gesto dell’aeroplano per richiamare in modo canzonatorio la tragedia di Superga, o qualsiasi altra blasfemia che alla maggioranza delle persone fa orrore, ma una non trascurabile minoranza vive con un malinteso senso di libertà e di politicamente scorretto. Il rispetto per i morti è una frontiera di civiltà che non si valica a cuor leggero: è evidente che chi lo fa sente di affermare così il proprio ribellismo.Inoltre, i social network sono pieni di figure dichiaratamente tifose che si dissociano sì dalle manifestazioni più incivili, ma ci aggiungono sempre una circostanza attenuante, richiamando un precedente che a loro giudizio non fu criticato come l’ultimo “perché riguardava la tal squadra”, perpetuando così il cattivo pensiero che la censura avvenga a targhe alterne e dunque - è il punto d’arrivo implicito del ragionamento - non scandalizziamoci per quel che è successo ieri. È molto rara la condanna “senza se e senza ma”, senza attaccarsi ai precedenti, senza risalire a una schifezza uguale e contraria per giustificare in qualche modo l’accaduto, e questo per un motivo quasi ovvio: nessuno vuole perdere la propria clientela social, a prescindere da chi sia composta.Ho sempre pensato che questo stato delle cose sia migliorabile attraverso la scuola. Inutile illudersi che gli adulti di oggi possano cambiare atteggiamento e recuperare almeno il rispetto per i morti. Non succederà. Si può e si deve invece lavorare su bambini e adolescenti, e un’ora scolastica di storia dello sport - magari con la partecipazione di qualche vecchio campione - affascinerebbe i ragazzi educandoli ai valori della competizione. A considerare il rivale un avversario e non un nemico, ad apprendere quanta fatica e quanto sacrificio ci siano dietro a una vittoria, a conoscere le infinite storie di grandezza che il calcio per esempio ci ha raccontato attraverso Baresi, Mazzola, Scirea, il Grande Torino e quelle figure trattate oggi in modo divisivo, mentre invece fanno tutte parte di un unico straordinario racconto. Dal Coni al ministero dell’istruzione, l’idea è a vostra disposizione.
"Un centimetro alla volta": Paolo Condò fa il punto sui principali avvenimenti sportivi della settimana.
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