50 anni dal terremoto del Friuli
12Porte
0:00 / 0:00
50 anni dal terremoto del Friuli
825 просмотров · 4 месяца назад
12Porte
49,6 тыс. подписчиков
825 просмотров · 4 месяца назад
12PORTE - 6 maggio 2026: La sera del 6 maggio 1976, una scossa di magnitudo 6.5, lunga 59 secondi devasta il Friuli.
Nel mese di settembre, un’altra serie di scosse finisce di abbattere ciò che era rimasto in piedi.
Il bilancio finale è di quasi mille vittime, decine di paesi distrutti e un territorio che negli anni successivi si trasformerà profondamente. Migliaia di case distrutte, quasi 200.000 sfollati, un’intera economia piegata. Ma proprio in quel contesto drammatico nacque qualcosa di nuovo. Su impulso della Chiesa di Udine e della Caritas italiana, si sviluppò l’idea dei “gemellaggi”: non semplici aiuti economici, ma relazioni vive tra comunità.
Bologna rispose con decisione. Fu don Tarcisio Nardelli, a nome della diocesi, a recarsi in Friuli per stabilire un legame concreto: venne affidata ai bolognesi la Val di Resia, con le sue frazioni.
Da quell’esperienza presero forma anche nuove risposte organizzate alla solidarietà: “Fu questa esperienza a dare fisionomia alla Protezione civile e alla Caritas stessa”.
Domenica scorsa, a Gemona del Friuli, uno dei luoghi simbolo della tragedia del 1976, la memoria si è fatta preghiera e comunione. Il cardinale Matteo Maria Zuppi ha presieduto una solenne concelebrazione eucaristica in suffragio delle 965 vittime e per rinnovare un legame che attraversa mezzo secolo: concelebravano infatti numerosi vescovi dal Triveneto e da tutta Italia a testimoniare i numerosi legami di amicizia e di collaborazione che videro la Chiesa italiana in prima linea nel soccorso e nell’accompagnamento dei primi passi della ricostruzione.
Non è stata soltanto una commemorazione. È stato, piuttosto, un ritorno alle origini di una fraternità concreta, nata tra le macerie.
Da quel momento iniziò una storia fatta di presenza, lavoro e condivisione. Un patrimonio da non disperdere oggi, in un tempo segnato da nuove fratture.
Nell’estate del 1976 sorse un campo giovani a Resia: volontari arrivati da Bologna si occuparono dei bambini, collaborarono alla riparazione delle case, condivisero la vita quotidiana della valle. Ma fu dopo la seconda scossa di settembre che l’impegno divenne ancora più radicale.
Nacque il progetto delle “casette”: abitazioni in legno costruite rapidamente per permettere agli anziani e alle famiglie di restare nella propria terra. Iniziò con un’intuizione quasi audace, sostenuta dalla fiducia nella Provvidenza. Alla fine furono realizzate 46 casette, grazie al contributo economico e soprattutto umano della comunità bolognese.
Per mesi, centinaia di volontari — giovani, operai, professionisti, sacerdoti — si alternarono nei cantieri della valle.
Circa 800 persone vissero quell’esperienza. Non fu solo ricostruzione materiale: fu la nascita di una comunione profonda.
“Il vero miracolo — scriveva don Tarcisio — è la comunione che si è creata”.
Quella comunione non si è interrotta con la fine dei lavori. Il gemellaggio è continuato nel tempo: con la presenza stabile di consacrate, con i campi estivi, con gli scambi tra comunità. E da quell’esperienza nacque anche qualcosa di nuovo a Bologna: la Mensa della fraternità, segno che la carità vissuta in Friuli aveva trasformato anche chi era partito per aiutare.
È dentro questa storia che si colloca la celebrazione di Gemona. Nell’omelia, il cardinale Zuppi ha richiamato il valore della memoria come responsabilità: ricordare non significa guardare al passato con nostalgia, ma riconoscere ciò che ha generato vita e continuare a custodirlo. La tragedia del terremoto — ha sottolineato — ha fatto emergere il volto più autentico della Chiesa: una comunità che si fa prossima, che condivide, che costruisce legami.
A cinquant’anni di distanza, quel legame tra Bologna e la Val di Resia resta un segno concreto di Vangelo vissuto. Non un episodio chiuso nella storia, ma un’eredità ancora viva. Perché, come allora, anche oggi le ferite — visibili o nascoste — chiedono non solo interventi, ma fraternità.
E proprio questo è il messaggio che da Gemona arriva alle nostre comunità: dalle macerie può nascere una comunione capace di attraversare il tempo. E la memoria, quando è condivisa, diventa futuro.
Nel mese di giugno il Cardinale Zuppi tornerà in Val Resia per ripercorre i passi di tanti bolognesi che 50 anni fa diedero vita ad un gemellaggio che ha seminato tanto bene in chi ha ricevuto e in chi ha donato.