Lezione di Filosofia. Platone: I dialoghi e il rapporto oralità scrittura. Il mito di Theuth.
Storia delle idee
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Lezioni di Filosofia. Platone: I dialoghi e il rapporto oralità scrittura. Il mito di Theuth e Thamus. Lezione n°2. Platone condivide con Socrate la superiorità della tradizione orale su quella scritta, questo tuttavia non gli impedisce di scrivere un’enorme mole di scritti. Anzi possiamo affermare che, malgrado la convinzione che il vero sapere non possa essere trasmesso grazie alla scrittura, Platone fu il più grande scrittore dell’antichità. Già da giovane si era dedicato alla letteratura, alla poesia e alla tragedia. Come fu possibile quindi conciliare l’avversione per la scrittura con la creazione delle migliori opere antiche di tutti i tempi?
Questo video fa parte delle videolezioni di storia delle idee della filosofia e della scienza occidentale a cura del Prof. Bernardo Croci. Il testo di queste lezioni è visibile su sito www.storiadelleidee.it
Il mito:
Ho sentito narrare che a Naucrati d'Egitto dimorava uno dei vecchi dei del paese, il dio a cui è sacro l'uccello chiamato ibis, e di nome detto Theuth. Egli fu l'inventore dei numeri, del calcolo, della geometria e dell'astronomia per non parlare del gioco del tavoliere e dei dadi e finalmente delle lettere dell'alfabeto. Re dell'intero paese era a quel tempo Thamus, che abitava nella grande città dell'Alto Egitto che i Greci chiamano Tebe egiziana e il cui dio è Ammone. Theuth venne presso il re, gli rivelò le sue arti dicendo che esse dovevano esser diffuse presso tutti gli Egiziani. Il re di ciascuna gli chiedeva quale utilità comportasse, e poiché Theut spiegava, egli disapprovava ciò che gli sembrava negativo, lodava ciò che gli pareva dicesse bene. Su ciascuna arte, dice la storia, Thamus aveva molti argomenti da dire a Theuth, sia contro che a favore, ma sarebbe troppo lungo esporli. Quando giunsero all'alfabeto: «Questa scienza, o re - disse Theuth - renderà gli Egiziani più sapienti e arricchirà la loro memoria perché questa scoperta è una medicina per la sapienza e la memoria». E il re rispose: «O ingegnosissimo Theuth, una cosa è la potenza creatrice di arti nuove, altra cosa è giudicare qual grado di danno e di utilità esse posseggano per coloro che le useranno. E così ora tu, per benevolenza verso l'alfabeto di cui sei inventore, hai esposto il contrario del suo vero effetto. Perché esso ingenererà oblio nelle anime di chi lo imparerà: essi cesseranno di esercitarsi la memoria perché fidandosi dello scritto richiameranno le cose alla mente non più dall'interno di se stessi, ma dal di fuori, attraverso segni estranei: ciò che tu hai trovato non è una ricetta per la memoria ma per richiamare alla mente. Né tu offri vera sapienza ai tuoi scolari, ma ne dai solo l'apparenza perché essi, grazie a te, potendo avere notizie di molte cose senza insegnamento, si crederanno d'essere dottissimi, mentre per la maggior parte non sapranno nulla; con loro sarà una sofferenza discorrere, imbottiti di opinioni invece che sapienti». (Platone, Fedro)