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«Sono rimasti»... il giorno dei nuovi beati

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«Sono rimasti»... il giorno dei nuovi beati

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12PORTE - 1 ottobre 2026: «Sono rimasti»: un solo verbo che esprime il segreto dei nuovi beati: Ubaldo Marchioni, Elia Comini e Martino Capelli. Dagli orrori consumati dalla ferocia umana sulle pendici aspre di Monte Sole, con la beatificazione, emerge lo splendore di una carità pastorale che parla con forza anche al presente. Un giovanissimo prete diocesano, un salesiano e un dehoniano, tre vocazioni diverse riunite dalla stessa fedeltà al ministero sacerdotale e alla propria gente. I tre beati si aggiungono così a don Giovanni Fornasini, proclamato beato cinque anni fa. A presiedere la celebrazione nella basilica petroniana, il cardinale Marcello Semeraro, prefetto del Dicastero delle Cause dei Santi, in rappresentanza di papa Leone XIV. Il rito ha luogo all’inizio della Messa, quando il cardinale Matteo Zuppi, a nome della diocesi bolognese e delle congregazioni salesiana e dehoniana chiede l’iscrizione nel numero dei beati dei tre martiri. Il Cardinale Semeraro legge in latino la Lettera Apostolica di papa Leone XIV. I tre sacerdoti sono ufficialmente beati, significa che la loro venerazione liturgica è ammessa nelle diocesi e nelle congregazioni interessate dalla loro storia. La loro memoria liturgica è assegnata al 13 ottobre, insieme a quella del beato Giovanni Fornasini. L’inizio formale del culto liturgico è espresso con l’esposizione solenne delle loro immagini in Chiesa. Dei tre martiri non esistono reliquie corporali, per questo vengono esposte e venerate reliquie di contatto: per Don Ubaldo una penna e un volume della Bibbia autografato, da lui utilizzato durante il Seminario. Per don Elia Comini, il taccuino usato come diario. Consigliava spesso ai ragazzi, soprattutto a quelli che vedeva più in difficoltà di tenere un diario per raccogliere i propri pensieri. Le sue ultime parole scritte contenevano la sua passione per l’educazione dei giovani. Per padre Martino Capelli il testo di una preghiera manoscritta, affidata alla carta quando chiese alla Madonna la grazia di morire martire come era accaduto a tanti cristiani in Messico. Ma il segno più commovente e significativo è la pisside rivenuta tra le macerie della Chiesa di Santa Maria di Casaglia. Porta impressi i segni dei colpi di mitra che aprirono al beato Ubaldo la strada per il paradiso. Poco prima dell’arrivo dei carnefici, il sacerdote l’aveva prelevata dal tabernacolo per distribuire la Santa Comunione come viatico alla sua gente e anche per sottrarre il tesoro eucaristico alla profanazione. Ora, ottantadue anni dopo, quella pisside viene nuovamente utilizzata per la Comunione. La storia di Monte Sole entra così nella liturgia non soltanto attraverso il ricordo, ma attraverso un oggetto concreto, che porta ancora con sé la memoria di quei giorni.