A Calvenzano il ricordo dei martiri
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12PORTE - 8 ottobre 2026: A Calvenzano, piccolo paese della Valle del Reno, nel territorio di Vergato, la Chiesa di Bologna ha celebrato il dies natalis dei beati Elia Comini e Martino Capelli.
Nell’antica chiesa di Sant’Apollinare è infatti conservato il battistero nel quale Elia Comini fu battezzato appena un giorno dopo la nascita. È qui che, nel giorno anniversario del martirio, la comunità cristiana è tornata a fare memoria di Elia e Martino, uccisi il primo ottobre 1944 nella botte di Salvaro, pochi chilometri più a valle e beatificati la domenica precedente con il prete diocesano don Ubaldo Marchioni.
Introdotta dal parroco don Antonio Feltracco, la celebrazione è stata presieduta da padre Carlos Luis Suárez Codorniú, superiore generale dei dehoniani, insieme ai rappresentanti delle due famiglie religiose alle quali appartenevano i martiri: per i salesiani l’ispettore della Lombardia e dell’Emilia-Romagna, don Roberto Dal Molin, e il postulatore don Pierluigi Cameroni; per i dehoniani il postulatore padre Ramón Domínguez Fraille. Per la diocesi di Bologna erano presenti il moderator curiæ, mons. Giovanni Silvagni, e don Simone Nannetti, delegato dell’arcivescovo per la beatificazione.
Proprio la presenza insieme di salesiani e dehoniani ha offerto a padre Suárez lo spunto per partire da un’amicizia sacerdotale di oltre mezzo secolo precedente alla vicenda dei martiri.
Nel maggio del 1883, a Parigi, don Bosco incontrò padre Léon Dehon, il fondatore della Congregazione dei Sacerdoti del Sacro Cuore di Gesù. Fu un incontro breve, ma destinato a lasciare una traccia profonda. Don Bosco incoraggiò Dehon, che aveva appena iniziato la sua opera, riconoscendo in essa l’azione di Dio. «Questa è certamente un’opera di Dio», gli disse.
Per padre Suárez, quell’incontro mostra come una relazione autentica, anche breve, possa diventare sorgente di incoraggiamento, di comunione e di speranza. Ed è proprio nella dimensione dell’incontro che il superiore generale dei dehoniani ha letto anche la vicenda dei martiri di Monte Sole.
Durante l’estate del 1944, infatti, don Elia Comini e padre Martino Capelli condivisero con gli altri sacerdoti della zona, tra cui don Ubaldo Marchioni e don Giovanni Fornasini, la drammatica situazione della montagna bolognese. Non furono sacerdoti che si rifugiarono nella sicurezza del proprio ministero, ma uomini che continuarono ad andare incontro alla popolazione, ad ascoltare, a confortare, a celebrare i sacramenti e a portare la presenza della Chiesa anche nel cuore della violenza.
La loro comunione non fu soltanto quella di sacerdoti impegnati nello stesso territorio. Fu una vera fraternità nella fede, maturata attraverso l’Eucaristia, l’ascolto della Parola e la condivisione quotidiana delle paure e delle speranze della popolazione. Una fraternità capace di diventare, nell’ora della prova, testimonianza fino al dono della vita.
Padre Suárez ha poi ricordato una pagina del giovane Elia. Durante un ritiro spirituale, a soli ventun anni, aveva scritto rivolgendosi a Gesù: «Diciamoci le cose in confidenza, a tu per tu». Parole che rivelano una fede vissuta come rapporto personale, familiare e continuo con il Signore. È attraverso questo dialogo con Dio, ha osservato il superiore dei dehoniani, che Elia imparò ad ascoltare la voce del Signore e a riconoscerla anche quando quella voce lo avrebbe chiamato alla fedeltà estrema.
Al termine della Messa, il trasferimento a poche centinaia di metri, lungo la Porrettana, fino alla casa natale di don Elia, accanto al santuario della Madonna del Bosco, ai piedi della rupe di Calvenzano.
La casa è stata acquisita dalla Comunità della Missione don Bosco, che ne sta curando il restauro per trasformarla in un luogo di accoglienza per giovani madri con bambini che vivono situazioni di vulnerabilità, disagio o marginalità.
È un segno concreto di quella fecondità che l’ispettore salesiano don Roberto Dal Molin ha voluto riconoscere nel sacrificio dei martiri: una vita donata a Cristo non si esaurisce nella morte, ma continua a generare incontro, accoglienza e speranza.
«Questa è certamente un’opera di Dio»: le parole di don Bosco a padre Dehon tornano attuali sul Monte Sole e a Calvenzano.