Come un seme nella nuda terra
Clarisse San Severino
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Come un seme nella nuda terra
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Clarisse San Severino
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Meditazione di dom Marco Messi
Dalla Leggenda maggiore di Bonaventura da Bagnoregio (FF 1239-1240)
Durante il biennio che seguì all’impressione delle stimmate, egli, come una pietra destinata all’edificio della Gerusalemme celeste, era stato squadrato dai colpi della prova, per mezzo delle sue molte e tormentose infermità, e, come un materiale duttile, era stato ridotto all’ultima perfezione sotto il martello di numerose tribolazioni. Nell’anno ventesimo della sua conversione, pertanto, chiese che lo portassero a Santa Maria della Porziuncola, per rendere a Dio lo spirito della vita, là dove aveva ricevuto lo spirito della grazia.
Quando vi fu condotto, per dimostrare con l’autenticità dell’esempio che non aveva nulla in comune con il mondo, durante quella malattia così grave che pose fine a ogni infermità, egli si prostrò in fervore di spirito, tutto nudo sulla nuda terra: così, in quell’ora estrema nella quale il nemico poteva ancora scatenare la sua ira, avrebbe potuto lottare nudo con lui nudo. Così disteso sulla terra, dopo aver deposto la veste di sacco, sollevò la faccia al cielo, secondo la sua abitudine, totalmente intento a quella gloria celeste, mentre con la mano sinistra copriva la ferita del fianco destro perché non si vedesse. E disse ai frati: «Io ho fatto la mia parte; la vostra, Cristo ve la insegni».
Piangevano, i compagni del santo, colpiti e feriti da mirabile compassione. E uno di loro, che l’uomo di Dio chiamava suo guardiano, conoscendo per divina ispirazione il suo desiderio, si levò su in fretta, prese la tonaca, la corda e le mutande e le porse al poverello di Cristo, dicendo: «Io te le do in prestito, come a un povero, e tu prendile con il mandato della santa obbedienza».
Ne gode il santo e giubila per la letizia del cuore, perché vede che ha serbato fede a madonna Povertà fino alla fine; e, levando le mani al cielo, magnifica il suo Cristo perché, alleggerito di tutto, libero se ne va a lui. Tutto questo egli aveva compiuto per lo zelo della povertà, che lo spingeva a non avere neppure l’abito, se non in prestito da un altro.
Volle certamente essere conforme in tutto a Cristo crocifisso, che povero e dolente e nudo rimase appeso sulla croce. Per questo motivo, all’inizio della sua conversione, rimase nudo davanti al vescovo; per questo motivo, alla fine della vita, volle uscire nudo dal mondo, e ai frati che gli stavano intorno ingiunse in obbedienza di carità che, dopo morto, lo lasciassero nudo là sulla terra per il tratto di tempo necessario a percorrere comodamente un miglio.
Uomo veramente cristianissimo che, con imitazione perfetta, si studiò di essere conforme, da vivo, al Cristo vivente; in morte, al Cristo morente; e, morto, al Cristo morto, e meritò di essere decorato della visibile somiglianza con lui!