Consolatore e maestro
Clarisse San Severino
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Consolatore e maestro
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Meditazione di Fr. Sergio Lorenzini
𝑫𝒂𝒍𝒍𝒐 𝑺𝒑𝒆𝒄𝒄𝒉𝒊𝒐 𝒅𝒊 𝑷𝒆𝒓𝒇𝒆𝒛𝒊𝒐𝒏𝒆 (FF 1807-1808)
Nella settimana in cui il beato Francesco morì, Chiara, prima pianticella delle sorelle povere di San Damiano in Assisi, la principale emulatrice del beato Francesco nell’osservare la perfezione evangelica, temendo di morire prima di lui, poiché erano allora ambedue malati gravemente, piangeva amaramente, e non poteva consolarsi, pensando che non avrebbe potuto vedere, prima della sua morte, il beato Francesco, unico padre suo dopo Dio, suo consolatore e maestro, che per primo l’aveva stabilita nella grazia di Dio.
Ella pertanto, per mezzo di un frate, lo fece sapere al beato Francesco; e il santo, all’udire ciò, poiché la amava di particolare paterno affetto, sentì compassione di lei. Ma considerando che non si poteva fare quanto ella voleva, cioé di vederlo, Francesco, per consolarla insieme con le sorelle tutte, scrisse per lei, mediante lettere, la sua benedizione e la assolse da qualunque mancanza, se ne avesse commesso, contro la sua ammonizione e contro i comandi e i consigli del Figlio di Dio. E affinché ella deponesse ogni tristezza, ad opera dello Spirito Santo parlò al frate da lei mandato, dicendo: «Va’ e di’ a madonna Chiara che deponga il dispiacere e la tristezza di non potermi vedere ora; sappia però in verità che, prima della sua morte, tanto lei che le sue sorelle mi vedranno e avranno da me una grande consolazione».
Non molto tempo dopo, nella notte, il beato Francesco morì. Al mattino vennero tutto il popolo e il clero della città di Assisi, e portarono via il suo santo corpo dal luogo dove egli era morto, cantando inni e laudi, e recando ognuno rami di alberi. E così, per volontà del Signore, lo portarono a San Damiano, e in tal modo ebbe compimento la parola che il Signore aveva detto per bocca di Francesco, a conforto delle sue figlie e ancelle.
E rimossa la grata di ferro, attraverso la quale le sorelle solevano comunicarsi e udire la parola di Dio, i frati levarono dal feretro il santo corpo e lo tennero tra le braccia lungamente presso la finestra, finche´ madonna Chiara e le sue sorelle ne furono consolate, sebbene fossero colme d’afflizione, di dolore e lacrime, vedendosi private dei conforti e delle esortazioni di un tale padre.
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