Martiri come Gesù - XII Domenica del T.O.
Giuseppe Mani
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Martiri come Gesù - XII Domenica del T.O.
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Giuseppe Mani
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Il Vangelo di oggi ha aiutato molti martiri. Il Martirio è il vertice della sequela di Cristo. Ha dichiarato Papa Francesco che ci sono più martiri oggi che all’inizio della Chiesa. Il Vaticano II ci dice che il martirio deve essere il desiderio di tutti, ma è soltanto il premio di qualcuno. Perché? Perché la chiesa deve essere sempre martirizzata e trovare difficoltà nel mondo? Ce lo spiega Gesù. “Un servo non è più grande del suo padrone, né un inviato è più grande di chi lo ha inviato”. Questo vuol dire che il discepolo deve condividere lo stesso destino di sofferenze del suo maestro, non può illudersi di sottrarsene.
La prima conseguenza di tutto questo, uguaglianza del discepolo col maestro, è che deve avere il coraggio di predicare il Vangelo in tutta franchezza senza lasciarsi intimorire dalle minacce degli oppositori. È vero che l’insegnamento di Gesù ha anche un carattere “nascosto”, “segreto” ma ciò non deve incentivare la timidezza nella testimonianza dei discepoli: “Ditelo nella luce…. Predicatelo sui tetti”. Solo il Signore è da temere non gli uomini.
Il Vangelo è preparato dalla testimonianza di Geremia, che esprime la propria intrepidezza. È oggetto di un complotto: “Terrore all’intorno!”. Ma si mostra pieno di coraggio perché sta col Signore e il Signore sta con lui. “Il Signore sta al mio fianco come un prode valoroso.”
I martiri hanno il coraggio di subire la morte con un animo da vincitori: sanno che la morte del corpo è una occasione per la vittoria divina. La morte di Gesù è stata l’occasione della grande vittoria divina di tutta la storia perché affrontando la sua morte con amore l’ha vinta e ne ha capovolto il senso: è diventata l’occasione per fondare la nuova Allenza. Nell’Eucarestia celebriamo la fondazione di questa Nuova Alleanza nella morte di Gesù.
Gesù dice “Non abbiate paura!”. Quando la persecuzione minaccia l’uomo, la tentazione dell’uomo è molto grande, spontaneamente l’uomo è tentato di fuggire, di evitare la persecuzione, e il mezzo più semplice è l’apostasia.
“Chi mi rinnegherà davanti agli uomini, lo rinnegherò davanti al Padre mio!”. Il legame con Gesù è la cosa più importante e va difeso con grande coraggio. I martiri hanno avuto la speranza di essere riconosciuti davanti a Padre.
Gesù ricorda ai martiri che non sono soli. “Due passeri non vendono forse per un soldo? Eppure, neppure uno di essi cadrà a terra senza che il Padre mio lo voglia”. Non dobbiamo aver paura perché la fiducia nel Padre ci libera da ogni timore umano. La consapevolezza di essere importanti agli occhi di Dio e che Egli ha cura di noi ci dà forza e nello stesso tempo infonde in noi una grande gioia.
I martiri subiscono la morte senza provare sentimenti di odio. “Pregate per quelli che vi maltrattano”. I martiri pregano per i loro persecutori come Santo Stefano.
Il martirio non provoca del male alle persone. Non si può parlare di martirio dei suicidi che procurano la morte degli innocenti, questo è il caso dei kamikaze. Cercare la morte di altre persone non è affatto il desiderio dei martiri cristiani.
La liturgia di oggi ci libera dalla tentazione di rinnegare la fede e ci dà il coraggio di testimoniarla.