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La Misura Del Vuoto - YARI

YARI

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La Misura Del Vuoto - YARI

19 просмотров · 4 дн. назад
YARI
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Volevo lasciare una traccia… qualcosa che restasse. Ma riempio fogli bianchi per capire quanto spazio può occupare un'assenza. Traccio linee sulla carta, conto quello che rimane, ho gli occhi pieni di notti e le mani troppo stanche. Fuori piove sulla strada, dentro piove da settimane, ho un rumore nelle tempie e mille cose da spiegare. Dimmi, dove sei adesso? Dove sono finite le parole? Siamo diventati rovine con ancora addosso il sole. Poi la porta si è aperta, sei tornata nei miei sogni, senza fare alcun rumore, come fanno i ricordi. Quanti giorni senza te, quante notti a domandarmi come fanno le mie mani a non cercare più le tue. Io che avrei fermato il cielo per vederti ancora un po', ora conto le distanze tra chi ero e chi non sono. E ogni frase che non ho detto mi rimane dentro al petto, come foglie ormai seccate che non tornano sul ramo. Se potessi fermare il tempo, non so neanche cosa farei… forse chiederei alla notte perché non ci sei. Quanto pesa il vuoto quando porta il tuo nome? Quanto resta di noi dentro queste stanze sole? Ti ho cercata in ogni pioggia, in ogni estate che finiva, ma la luce dei ricordi non è quella di prima. E rimane questa carta, questa notte che non passa, io che cerco una risposta nella misura della mancanza. Quanto pesa il vuoto? Non lo so nemmeno io… so soltanto che eri casa e ora cerco il posto mio. Ho cercato tra i frammenti dove si è fermata la linfa, quando il verde delle foglie ha lasciato spazio all'inverno. L'estate non voleva andare, noi non sapevamo restare, la memoria perdeva i colori senza smettere di bruciare. Alle tre riempio pagine per zittire la mia mente, ma ogni riga che cancello fa rumore più di niente. Mi dicevano: «È un inganno, quel respiro che rincorri». Io tenevo stretto il filo, tu eri già oltre i ricordi. Vorrei dire alla notte che non c'è più posto per te, ma ho speso troppo tempo a cercare un senso in ciò che non c'è. Adesso ti guardo… e sembri un'estranea. Tu guardi me… e sai dove fa male. Ci siamo fatti così abitudine al dolore che non sappiamo più se vogliamo guarire. E non so quando ho smesso di riconoscermi allo specchio, se ti ho persa poco a poco o se mi ero perso prima. Vorrei solo una risposta, anche piccola, anche sbagliata… ma il silenzio resta fermo dall'altra parte della stanza. Quanto pesa il vuoto quando porta il tuo nome? Quanto resta di noi dentro queste stanze sole? Ti ho cercata in ogni pioggia, in ogni estate che finiva, ma la luce dei ricordi non è quella di prima. E rimane questa carta, questa notte che non passa, io che cerco una risposta nella misura della mancanza. Quanto pesa il vuoto? Non lo so nemmeno io… so soltanto che eri casa e ora cerco il posto mio. Mi sento un albero spoglio in una stagione che non cambia. Davanti a una parete bianca aspetto che qualcosa accada. Forse non tornerai. Forse non c'è niente da capire. Ma quante notti servono per smettere di aspettare? Quanto pesa il vuoto quando porta il tuo nome? Quante cose restano quando finiscono le storie? Ho cercato tra le foglie una luce ormai lontana, ma l'autunno non restituisce quello che il tempo allontana. E rimane questa carta, con le tracce delle dita, tutto quello che ho perduto, tutto quello che è stata vita. Quanto pesa il vuoto? Forse non lo saprò… ma tra tutte queste pagine un pezzo di me resterà. Volevo lasciare una traccia… forse l'ho lasciata davvero. Non so quanto spazio occupi un'assenza. So soltanto che, da quando sei andata, la stanza sembra più grande… e io mi sento più lontano.