Hanno trovato qualcosa di terrificante... Dopo 15 immersioni nel punto più profondo della Terra
Wild Nature Science IT
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L'Abisso Challenger, nella Fossa delle Marianne, raggiunge quasi gli 11.000 metri di profondità e rappresenta uno degli ambienti più estremi del pianeta. Dopo le storiche spedizioni del Trieste nel 1960 e di James Cameron nel 2012, Victor Vescovo ha rivoluzionato la sua esplorazione con il sommergibile Limiting Factor, progettato per resistere ripetutamente all'enorme pressione del fondo oceanico. Tra il 2019 e il 2022, Vescovo è sceso quindici volte nell'Abisso Challenger, permettendo di trasformare un'impresa eccezionale in un'esplorazione scientifica sistematica.
Le immersioni hanno rivelato che il fondo non è un'unica depressione uniforme, ma è formato da tre grandi bacini, di cui quello orientale è il più profondo. L'uso di sonar, veicoli autonomi e nuovi sistemi di misurazione ha permesso di cartografare il rilievo con una precisione inedita e di studiare altri punti estremi come l'Abisso Sirena. Le spedizioni hanno anche portato sul fondo scienziati ed esploratori come Kathy Sullivan, Kelly Walsh e Dawn Wright, ampliando enormemente il ristretto gruppo di persone che hanno raggiunto fisicamente il punto più profondo della Terra.
Le scoperte biologiche hanno inoltre dimostrato che questo ambiente è tutt'altro che un deserto senza vita. Anfipodi giganti, cetrioli di mare, microrganismi e altre creature sopravvivono grazie a straordinari adattamenti alla pressione, al freddo, all'oscurità e alla scarsità di cibo. La forma della fossa stessa concentra materia organica nelle sue zone più profonde, generando un'attività microbica sorprendentemente intensa ed ecosistemi isolati con specie uniche. Le quindici immersioni hanno permesso di comprendere che la zona adale non è un mondo vuoto, ma un insieme di ecosistemi estremi la cui biodiversità e il cui funzionamento cominciano appena a essere noti.