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"Li canterini nottetempi" (g.G.Belli Sonetto n°1233)

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"Li canterini nottetempi" (g.G.Belli Sonetto n°1233)

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Sonetto del 21 Aprile 1834 G.G.Belli Il sonetto "Li canterini nottetempi" (I cantori notturni) descrive con l'ironia e lo spirito canzonatorio del popolo romano un'usanza tipica delle notti cittadine dell'epoca. Il poeta si rivolge direttamente al lettore spiegando che, se a tarda notte (da due ore dopo il tramonto fino alle sei del mattino d'estate, e fino alle sette o alle otto d'inverno) si sente un giovane cantare a squarciagola per le strade, esibendosi in complessi gorgheggi e "ariette sfiorettate", non si deve affatto pensare che lo faccia per amore dell'arte o per diletto. La spiegazione è molto più terrena: il "musicotto" (il cantore) è terrorizzato dal buio e dalla solitudine della notte e canta forte solo per farsi coraggio e scacciare la paura ("ha una pavura che sse caca sotto"). L'oratore assicura che, a pensarla così, non ci si sbaglia affatto ("er grancio nu lo pijjate", non prenderete un granchio). La seconda parte del sonetto offre un esempio concreto e comico. La sera precedente, nei pressi della chiesa della Missione, un giovane cantava con enfasi una romanza: "Alessandro che fai?". Dal buio fitto della notte romana, una voce anonima e sfrontata gli rispose con brutale realismo: "Ccaco un boccone" (sto defecando). Spaventato a morte da quella risposta improvvisa, come se si fosse trovato davanti a un ladro o alla ronda della polizia ("patujja"), il canterino si è dato a una fuga precipitosa ("fugone") al buio, finendo per sbattersi violentemente la testa ("le corna") contro la guglia (la fontana o il monumento) della piazza. Traduzione Se da due ore di notte fino alle sei d'estate, e in inverno fino alle sette e alle otto, sentite per la strada un giovanotto solfeggiare mille ariette abbellite, in mezzo a tanti trilli e gorgheggi, potete tranquillamente dire: «Quel musicista ha una paura che si caca sotto»; e, ve lo dico io, non prenderete un granchio. Ieri sera uno cantava alla Missione: «Alessandro, che fai?», e nel buio fitto si sentì rispondere: «Sto cagando». Avete mai visto un ladro scappare davanti alla ronda? Proprio così lui: prese, perdio, una tale rincorsa che andò a sbattere la testa contro la guglia. ‪@mamic-V‬