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Il mistero delle carte di Aldo Moro - Doc ita (2006)

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Il mistero delle carte di Aldo Moro - Doc ita (2006)

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Il mistero delle carte di Aldo Moro - Doc ita (2006) Il memoriale Moro è un insieme di testi scritti e riscritti a mano durante la prigionia dal Presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro, rapito delle Brigate Rosse (BR) la mattina del 16 marzo 1978 in via Fani a Roma. I testi vennero scoperti in due fasi: il 1º ottobre 1978, per mano del Reparto speciale antiterrorismo dei Carabinieri diretto dal Generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, e successivamente nel 1990, durante una ristrutturazione, nel covo brigatista di via Monte Nevoso 8 a Milano. "Rinuncio a tutte le cariche, esclusa qualsiasi candidatura futura, mi dimetto dalla DC, chiedo al Presidente della Camera di trasferirmi dal gruppo della DC al gruppo misto. Per parte mia non ho commenti da fare e mi riprometto di non farne neppure in risposta a quelli altrui." (Aldo Moro, Memoriale) Durante i 55 giorni di prigionia Moro scrisse di proprio pugno una sorta di verbale su fogli a quadretti di diversi blocchetti. L'originale del manoscritto non verrà mai trovato: secondo i brigatisti le carte originali saranno bruciate da Prospero Gallinari in una riunione a Moiano (BN), perché ritenute "inutili". Nella stesura originale i vari argomenti erano trattati senza un ordine preciso, evidentemente perché Moro rispondeva alle domande così come gli venivano poste. Le pagine ritrovate sono quelle dattiloscritte dalle Brigate Rosse (quelle del 1978) e parte delle fotocopie dall'originale scritto da Moro (quelle del 1990), entrambe derivanti dall'interrogatorio o dalle registrazioni. I documenti vennero inizialmente presi in consegna dalla Digos e archiviati. Soltanto nel 2001 la stesura C (testo diffuso il 17 ottobre 1978 dal Ministero dell'Interno) e la stesura D (testo rinvenuto nel 1990) vennero pubblicamente confrontate e riordinate dalla Commissione stragi che si preoccupò nel riordino di seguire un criterio logico, tema per tema. Il "Memoriale Moro" è una parte dei testi scritti da Moro durante il sequestro: oltre a queste pagine bisogna aggiungere anche le 97 lettere che lo statista democristiano redasse durante la reclusione in via Montalcini. Durante la prigionia e successivamente i messaggi contenuti negli scritti di Moro furono disconosciuti dalla classe dirigente, in particolare democristiana, e talvolta occultati dai destinatari. La maggior parte degli analisti ritiene che gli scritti di Moro del periodo del sequestro siano effettivamente autografi, così come appare evidente che a scrivere quelle pagine sia stata una persona perfettamente capace di intendere e di volere. La moglie dello statista, Eleonora Moro, ritenne autentiche sia le lettere che il memoriale. L'agguato di via Fani (o strage di via Fani) fu un attacco terroristico compiuto da militanti delle Brigate Rosse il mattino del 16 marzo 1978 in via Mario Fani a Roma per sequestrare Aldo Moro, Presidente del Consiglio nazionale della Democrazia Cristiana, uccidendo tutti i componenti della sua scorta. Il sequestro durò 55 giorni e si concluse con il ritrovamento del cadavere di Moro nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Michelangelo Caetani. Le modalità precise dell'agguato (denominato in codice all'interno delle Brigate Rosse operazione "Fritz"), i dettagli operativi, le circostanze precedenti e successive all'attacco, le responsabilità, i componenti del gruppo di fuoco terroristico, l'eventuale presenza di altre componenti estranee alle Brigate Rosse o di connivenze e aiuti esterni, sono tutti aspetti della vicenda aspramente dibattuti in sede processuale, parlamentare e pubblicistica. La mattina del 16 marzo 1978, giorno in cui il nuovo governo guidato da Giulio Andreotti stava per essere presentato in Parlamento per ottenere la fiducia, l'auto che trasportava Aldo Moro dalla sua abitazione alla Camera dei deputati fu intercettata e bloccata in via Mario Fani a Roma da un nucleo armato delle Brigate Rosse. In pochi minuti, sparando con armi automatiche, i brigatisti uccisero i due carabinieri a bordo dell'auto di Moro (Oreste Leonardi e Domenico Ricci) e i tre poliziotti che viaggiavano sull'auto di scorta (Raffaele Iozzino, Giulio Rivera e Francesco Zizzi), quindi sequestrarono il presidente della Democrazia Cristiana Aldo Moro. Dopo una prigionia di 55 giorni, durante la quale le Brigate Rosse richiesero invano uno scambio di prigionieri con lo Stato italiano, Moro fu sottoposto a un processo politico da parte del cosiddetto "tribunale del popolo", istituito dalle stesse BR, e quindi ucciso il 9 maggio. Il suo cadavere fu ritrovato quello stesso giorno nel bagagliaio di una Renault 4 rossa parcheggiata a Roma in via Michelangelo Caetani, distante circa 150 metri sia da via delle Botteghe Oscure, sede nazionale del Partito Comunista Italiano, sia da Piazza del Gesù, sede nazionale della Democrazia Cristiana.