COMMENTO ALLE LETTERE DI SAN PAOLO - DI DON CURZIO NITOGLIA - 59a Puntata
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Prima Lettera ai Corinti
Capitolo 7°
Versetti 10 e 11
“(V. 10) – A quelli che sono già sposati impongo, non io ma il Signore, che la donna non si separi dal marito; (v. 11) se poi si fosse anche separata, stia senza rimaritarsi o si riconcili col marito, e il marito non ripudi la moglie”.
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Commento ai vv. 10-11 – Se il matrimonio concede dei diritti, impone anche dei doveri, il primo dei quali è l’ “indissolubilità” del vincolo.
S. Paolo qui non fa che ricordare l’insegnamento di Cristo (Matt. 5, 32; 19, 6-9; Mar. 10, 9-12; Luc. 16, 18). SI tratta dunque di un insegnamento divino, trasmesso fedelmente dalla tradizione apostolica: “Aquelli che sono già sposati, impongo non io, ma il Signore, che la donna non si separi dal marito…” (v. 10). L’unica concessione che si possa fare è che, per gravi motivi, la moglie non coabiti più col marito, senza però “rimaritarsi”: il vincolo sussiste sempre. L’ideale tuttavia ò
è che “si rinconcili” subito col marito (v. 11). Non si tratta dunque di divorzio, ma della così detta “separatio tori” o, in termine giuridico moderno, “separazione legale”. Quello che vale per la moglie vale ovviamente anche per il marito, dato il piano di equaglianza in cui l’Apostolo pone i due coniugi. Al marito poi è espressamente vietato di “ripudiare la moglie”. (v. 11), come invece concedeva la Legge mosaica (cfr Matt. 19, 7).
Il caso qui considerato riguarda due coniugi cristiani. L’innovazione riformatrice introdotta dal Vangelo era grande; e non meraviglia che S. Paolo sia portato ad insistervi, se si tiene presente come era di fatto composta la comunità cristiana di Corinto: i Giudei, che avevano la facoltà legale di ripudiare la moglie; i pagani, che erano liberi di divorziare per iniziativa sia dell’uno che dell’altro coniuge; gli schiavi, la cui unione non era garantita da alcuna legge; le coppie, infine, ove una delle due parti soltanto era di condizione servile. Tra i neo-convertiti saranno certo sorte delle difficoltà nel considerare la portata assoluta e livellatrice della fede cristiana, fondata su un precetto di Cristo.