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COMMENTO ALLE LETTERE DI SAN PAOLO - DI DON CURZIO NITOGLIA - 63a Puntata

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COMMENTO ALLE LETTERE DI SAN PAOLO - DI DON CURZIO NITOGLIA - 63a Puntata

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Prima Lettera ai Corinti - Capitolo 7 - Versetti 25-31 ECCELLENZA DELLA VERGINITÀ Già in alcuni versetti precedenti (7, 1.7.8.) l'Apostolo aveva chiaramente insegnato che lo stato di verginità è preferibile al matrimonio; nella presente sezione riprende l'argomento, rispondendo a un'altra questione postagli dai Corinzi. Premette però di non dare "comandi" da parte del Signore, ma solo "consigli" (v. 25), da uomo esperto della vita spirituale che da Dio stesso è stato ritenuto "degno" della più assoluta "fiducia" (v.25). Gesù aveva bensì consigliato la verginità (Matt. 19, 11-12), ma non aveva precisato alcun dettaglio pratico al riguardo: è quanto intende fare ora San Paolo. Come per le risposte precedenti, così per la presente non conosciamo né i termini dei quesiti rivolti all'Apostolo né la situazione concreta dell Chiesa locale. Se per le altre risposte vi sono tuttavia elementi sufficienti per una comprensione soddisfacente, qui tali elementi sono molto ridotti, motivo per cui la presente sezione è una delle più dibattute di tutta l'epistola. Le persone "vergini" di cui parla l'Apostolo al v. 25 sono sia uomini che donne, come nell'Apoc. 14, 4. La frase: "ritengo... che questo sia bene a causa dell'angustia presente, che cioè l'uomo rimanga così" (v. 26) da tutto il contesto deve significare "rimanga vergine"; è di questo infatti che si parla. Più difficile invece è precisare il significato del motivo addotto: "a causa dell'angustia presente". Qualcuno pensa che si tratti delle persecuzioni scatenate in quel tempo sia dai Giudei che dai pagani contro il cristianesimo; altri ritengono che San Paolo faccia allusione alla Parusia imminente con i dolori e le tribolazioni che la caratterizzeranno. Con i più (Cornely, Allo, Ricciotti, etc.) riteniamo che si alluda a tutto quel complesso di preoccupazioni, di affanni, di perplessità, di distrazioni e anche di pericoli e difficoltà sul piano morale e spirituale, "insiti" per natura allo stato matrimoniale; in altre parole è il medesimo pensiero del v. 28b. Non c'è soltanto una castità prematrimoniale, ma anche una castità matrimoniale, forse più difficile della prima. Appunto perché lo stato di verginità è un consiglio, non fa "peccato" chi non lo segue: costui non dovrà però lamentarsi delle difficoltà, delle esigenze, delle servitù che il matrimonio porta con sé e che l'Apostolo vorrebbe invece "risparmiare" ai suoi cristiani. (v. 28). 29-31 - L'intenzione dell'Apostolo, che vorrebbe allontanare oggi "tribolazione della carne" (v. 28) dai suoi cristiani, acquista maggiore rilievo se posta sullo sfondo del "raccorciamento" (v. 29) del "tempo". Sempre più si avvicina la "fine" di tutti: ognuno perciò deve vivere come se fosse già distaccato da tutto, perché niente avrà consistenza in quel "giorno" se non l'amore con il quale avremo aderito, senza divisione alcuna, al Signore. Ciò che passa è niente, ciò che rimane è tutto! Perciò "coloro i quali hanno moglie siano come non l'avessero.... Passa infatti la figura di questo mondo" (vv. 29-31)! Questa suggerita dall'Apostolo è una meravigliosa regolo di vita spirituale, valida per ogni situazione dell'esistenza: tutto si affretta verso la "fine", niente può essere dunque considerato più che ombra delle cose future e come mezzo di realizzazioni meravigliose. Ma di quale "fine" esattamente intende parlare l'Apostolo? Qual è il "tempo" che ormai si è "raccorciato" (v. 29)? Il testo non lo precisa: per cui si può pensare sia alla fine individuale che per ciascuno viene al momento della morte, sia a quella collettiva che avverrà al momento della Parusia del Signore Gesù.In ambedue i casi siamo di fronte ad avvenimenti che potrebbero verificarsi improvvisamente, da un momento all'altro: nessuno sa se per lui la fine individuale si identifichi con la fine collettiva. Comunque è sempre vero che noi marciamo verso il nostro "incontro" con Cristo: il "tempo" nel linguaggio paolino delinea appunto lo spazi intercorrente fra la prima e la seconda venuta di Cristo (Rom. 3, 26; 8, 18; 11, 5; 2 Cor. 6, 2). E questa ultima si avvicina sempre più, sia in senso assoluto che relativo: per ognuno infatti la morte non fa altro che fissare in anticipo la rispettiva posizione che ciascuno avrà nell'incontro definitivo con Cristo.