Genova 1900: ogni mattina sul molo si decideva chi portava a casa la paga
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Genova 1900: ogni mattina sul molo si decideva chi portava a casa la paga
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Sulla calata del porto vecchio di Genova, di mattina, un uomo grande e grosso fa dei nomi. Chi lo sente sale a bordo di un piroscafo carico di carbone e la sera porta a casa sei lire; chi non lo sente torna su per i caruggi di Prè, in una stanza dove non tutti i letti sono della famiglia. Nel dicembre del 1900 un giovane Luigi Einaudi, mandato a Genova dalla «Stampa», raccolse su quegli uomini, i «confidenti», due versioni opposte: mediatori che si guadagnavano la paga, o intermediari che «ricevono cinque dai commercianti e pagano la metà o poco più agli operai». Seguiamo un camallo e sua moglie dal 1900 al 1930: una famiglia tipo, senza nome, costruita sui documenti. La chiamata, le assi del carbone, la stanza con i letti in affitto, lo sciopero che fermò il porto e arrivò fino a Roma, e una lettera scritta nel 1907 all’Ufficio d’igiene da chi dormiva in ventotto in un appartamento dietro Sottoripa. Dove le fonti non concordano, diciamo le due versioni.
📌 Cosa scoprirete
• La chiamata: chi erano i confidenti e perché i commercianti volevano un solo uomo per cento braccia, i tre gruppi di lavoratori descritti da Einaudi, i caravana del porto franco (statuti del 1340, circa 220 soci, almeno 120 lire al mese) e gli oltre 6.000 facchini liberi, la tariffa del 5 novembre 1900 (6 lire la giornata, 4 la mezza, 1 lira l’ora di notte) e la controstallia da 2.000 lire al giorno
• La scala di Prè: le case medievali sopraelevate fino a sette piani, i letti in affitto e le visite notturne delle guardie sanitarie, la locanda per emigranti di salita San Giovanni di Prè con licenza per 29 persone e più di 134 a dormire per terra (1894), i truogoli di Santa Brigida e perché, di giorno, le brande sparivano
• Il porto fermo: il decreto del prefetto del 18 dicembre 1900, lo sciopero dal 20 al 23 dicembre, le decine di migliaia di operai sui terrazzi di via Milano, i 9.174 voti, la Camera del lavoro riaperta al Carlo Felice e il governo Saracco caduto il 6 febbraio 1901; poi il Consorzio autonomo del porto (1903), i 42 giorni di sciopero dei carbonai, le cooperative e il camallo che diventò Maciste
• Che cosa resta: la Grande Genova del 1926, la collina di San Benigno spianata, la Stazione marittima del 1930, la Commenda di Prè diventata Museo nazionale dell’emigrazione italiana (2022), il Porto Antico, la Lanterna e la Compagnia unica nata nel 1946
Contenuto educativo e storico.
📚 Fonti principali
• Luigi Einaudi, «Lo sciopero del porto di Genova», «La Stampa», 21–24 dicembre 1900 e 25 gennaio 1901 (in «Cronache economiche e politiche di un trentennio», vol. I, Einaudi, Torino, 1959)
• Luigi Einaudi, «Lo sciopero di Genova», «La Riforma Sociale», gennaio 1901 — con la tariffa dei giornalieri stivatori e chiattaioli del porto di Genova del 5 novembre 1900
• Archivio Storico del Comune di Genova, fondo 1860–1910, categoria «Igiene e sanità»: rapporti delle guardie sanitarie (1889–1908) e lettera all’Ufficio d’igiene del 29 aprile 1907 — pubblicati da «Memoria e Migrazioni», Galata Museo del Mare
• Adele Maiello, «La solidarietà in Liguria nell’età contemporanea», in «Storia della cultura ligure», a cura di Dino Puncuh, «Atti della Società Ligure di Storia Patria», n.s. XLIV, 2004
• Compagnia Unica fra i Lavoratori delle Merci Varie del porto di Genova, «Storia» (compagniaunica.it)
— e altre fonti.
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