Il Santo....bagnato!
Paolo Schiavella
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Paolo Schiavella
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Palestrina (Rm): quest'anno le manifestazioni religiose, compresa la processione con il busto reliquiario, per il Santo Patrono prenestino, Sant'Agapito, che tradizionalmente si tengono la sera della vigilia, quella del 17 agosto, con i sindaci, le autorità, i canonici della cattedrale, le confraternite, il clero ed i fedeli dell'intera diocesi assieme al vescovo sono state interrotte ed in parte annullate a causa di un violento temporale che ha fatto spostare i partecipanti da piazza Regina Margherita all'interno della cattedrale di prenestina. Di fatto riducendo il programma degli eventi religiosi ad un programma minimo.
Succede!
Interessante a questo punto domandarsi quando il martire giovanetto Agapito, della gens prenestina Anicia, divenne il Santo Protettore ufficiale della diocesi prenestina. Da quel che sappiamo il primo vescovo prenestino è citato ad una riunione tra rappresentanti di diocesi ad Ostia Antica nel 303 dopo Cristo. Lo storico prenestino del Settecento, Pietrantonio Petrini, nelle sue "Memorie prenestine in forma di annali", riferisce che all'anno 795 a Palestrina esistevano ben tre basiliche: quella di San Secondino, quella di Sant'Agapito ed un'altra dedicata a Gesù Cristo " o di qualche altro Martire". A quell'anno riferisce sempre il Petrini che quella di Sant'Agapito e di Gesù Cristo erano in notevole stato di decadenza "per eccessiva antichità", sicchè papa Leone III (regnante dal 795 all'816) ne ordinò il restauro. Beninteso è da supporre che queste tre basiliche fossero edificate fuori dell'allora centro abitato di Praeneste, ossia nella piana sottostante Monte Ginestro. I dubbi vengono pensando che se all'epoca di Leone III la sola basilica non cadente sia stata quella di San Secondino, significa che le altre due non rivestissero particolare interesse per i fedeli. Dobbiamo considerare anche che le basiliche dedicate ad un Santo venivano costruite dai cristiani sul luogo del martirio o della morte.
Quando diventa, quindi, Patrono ufficiale della diocesi Sant'Agapito? Possiamo supporre proprio al tempo di Leone III, visto che ne fa restaurare la basilica e "anzi di più donò alla Basilica di Sant'Agapito una preziosissima sacra veste" (Petrini). Altra ipotesi è che tale ufficialità si sia avuta qualche decennio prima, quando la diocesi prenestina fu dichiarata "suburbicaria", ossia direttamente dipendente dalla regione ecclesiastica di Roma, quella del Sommo Pontefice il quale vi nominò a reggerla un suo cardinale. I cardinali-vescovi a Palestrina si succedettero per più di un millennio, fino al 1962 quando Giovanni XXIII con il motu proprio "De suburbicarium diocesium regimine" ne impose la responsabilità ad un vescovo residente, anche se formalmente restò e resta il "patronato" di un cardinale.
Il dubbio sull'ufficialità dell'inizio del "patronato" di Sant'Agapito sulla diocesi prenestina, ad ogni modo, risale come minimo al Settecento, perchè il vescovo di Montalto, monsignor Leonardo Cecconi, prenestino di nascita, nella sua "Storia di Palestrina, città del prisco Lazio" scrive "e dove per più secoli fu conservato il Corpo del nostro illustre Campione S. Agapito, a cui questa Chiesa sia dalla sua origine dedicata (cattedrale di Sant'Agapito n.d.r.): onde i Prenestini lo hanno sempre riconosciuto con tutta giustizia per loro particolare Protettore". Dal che, secondo il vescovo Cecconi, Sant'Agapito è protettore per acclamazione "popolare" più che per un provvedemento formale dell'autorità ecclesiastica.
Paolo Schiavella