VAJONT 1963: la peggiore catastrofe provocata dall'uomo in Italia
Le Verità Sepolte
0:00 / 0:00
VAJONT 1963: la peggiore catastrofe provocata dall'uomo in Italia
21 857 просмотров · 2 месяца назад
Le Verità Sepolte
1,91 тыс. подписчиков
21 857 просмотров · 2 месяца назад
Nove ottobre millenovecentosessantatré, ventidue e trentanove. Dal monte Toc precipita nell'invaso della diga del Vajont un blocco di duecentosessanta milioni di metri cubi di roccia. In quarantacinque secondi. L'onda scavalca la diga di duecentocinquanta metri e si abbatte sulla valle del Piave. Quattro minuti dopo, Longarone non esiste più. Bilancio: millenovecentodiciassette morti.
La diga, invece, è ancora là. Intera. Non ha mai prodotto un solo chilowatt.
Questo video racconta come una catastrofe definita per anni "naturale" fosse in realtà conosciuta, prevista e documentata da almeno quattro anni prima. Il rapporto del geologo austriaco Leopold Müller era del millenovecentosessanta. La relazione del geologo Edoardo Semenza, figlio del progettista della diga, era del millenovecentocinquantanove. La cronista Tina Merlin scriveva sull'Unità della pericolosità del Monte Toc dal millenovecentocinquantanove, e per averlo scritto fu portata in tribunale dalla SADE con l'accusa di "diffusione di notizie false atte a turbare l'ordine pubblico". Fu assolta. Quattro anni dopo, ebbe ragione millenovecentodiciassette volte.
Documenti archiviati, esperimenti su una montagna viva, un calcolo dell'onda sbagliato di dodici volte, un processo trasferito a seicento chilometri dalle vittime, e una società che al momento delle sentenze, giuridicamente, non esisteva più.
CAPITOLI
00:00 La notte del 9 ottobre 1963
01:03 La versione ufficiale e i primi avvertimenti
02:27 Malpasset, Pontesei e i precedenti ignorati
04:14 Edoardo Semenza e la paleofrana
06:05 Carlo Semenza, SADE e il rapporto archiviato
07:39 La frana del 1960 e la crepa a forma di M
08:35 Il rapporto Müller e il controllo del bacino
10:32 Le tre prove di invaso
12:40 Il calcolo sbagliato dell'onda
14:21 Tina Merlin contro il silenzio
17:06 I segnali finali sul Monte Toc
19:10 Il giorno della catastrofe
20:45 La frana, l'onda e la distruzione di Longarone
24:06 Processi, condanne e responsabilità
28:44 La diga oggi e la memoria del Vajont
FONTI
Tina Merlin, "Sulla pelle viva. Come si costruisce una catastrofe", Cierre Edizioni. Corrispondenza originale dell'Unità e atti del processo di Milano.
Edoardo Semenza, "La storia del Vajont raccontata dal geologo che ha scoperto la frana", K-Flash Editore. Memoria diretta del geologo che individuò la paleofrana nel millenovecentocinquantanove.
Marco Paolini, Gabriele Vacis, "Il racconto del Vajont", Garzanti.
Atti del processo dell'Aquila, millenovecentosessantotto–millenovecentosettantuno. Sentenze di primo grado e appello, istruttoria della procura di Belluno trasferita per legittima suspicione.
Relazioni tecniche di Leopold Müller al committente SADE, millenovecentosessanta–millenovecentosessantatré, rese pubbliche nel materiale processuale.
Registrazioni sismiche di Pietro Caloi, Istituto Nazionale di Geofisica.
Commissione parlamentare d'inchiesta sul Vajont.
Archivio storico del Comune di Longarone e Fondazione Vajont.
ENEL, archivi tecnici della diga del Vajont, dati post-millenovecentosessantadue.
Stampa coeva: l'Unità, il Gazzettino, il Corriere della Sera, millenovecentocinquantanove–millenovecentosessantatré.
Documento ufficiale del Governo italiano, duemilasette, che riconosce la tragedia come "evitabile".