Storie d'Abruzzo La ncamata
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"STORIE D'ABRUZZO: LA NCAMATA"
Testo di Sabatino "Dino" Partenza (vedere sotto) - Voce sintetica di Suno AI.
"Storie d'Abruzzo" raccoglie racconti e ricordi di usi, tradizioni e avvenimenti su Aringo e l'Abruzzo.
"STORIE D'ABRUZZO: LA "NCAMATA"
A quelli come noi, cioè a quelli che io orgogliosamente chiamo "de paese", piace scandire il tempo con le incombenze del lavoro agricolo e con le scadenze che ci dava la natura. E quindi ogni periodo dell’anno volenti o nolenti ti dava delle cose da fare e non potevi farne a meno.
Di questo periodo qui da noi, chiaramente in ritardo con la pianura, era il tempo della mietitura e ci sarebbe da scrivere per ore per raccontare tutta l’odissea che si affrontava da quando "serricchiu" alla mano si andava a "mete" e si facevano "li manocchi" e poi si faceva la "cavalletta" e poi si portava all’ara il grano e si faceva la "mucchia". E poi quando arrivava la trebbia era quasi una festa. Una festa di fatica, polvere e sudore ma la soddisfazione della conta dei sacchi di grano ripagava ampiamente di tutto il lavoro fatto.
Ma io oggi non voglio parlare della grande importanza che aveva il grano nell’economia agricola del tempo passato ma di un prodotto della trebbiatura che sicuramente molti non conoscono e che adesso non esiste più: la cama. La cama era quella parte molto polverosa che si separava dalla paglia durante la trebbiatura e che veniva raccolta con dei lenzuoli e stipata per l’inverno per "appagliare" i vitellini o altri animali che nascevano in inverno.
Questo è quello che normalmente accadeva, ma c’era un uso di quella cama che era sicuramente stupefacente. Quando all’Aringo c’era un matrimonio la mattina della cerimonia per le vie del paese immancabilmente si vedeva una striscia di quella benedetta, anzi maledetta cama, che si snodava dalla casa di uno o di tutti e due gli sposi e andava a toccare la casa di qualcuno che ben
sapeva il significato della "ncamata".
Quel qualcuno era il lasciato o la lasciata di turno. Era un onta e una vergogna indicibile e allora si vedevano affannarsi con le
scope parenti ed amici degli "ncamati" per far sparire quella striscia di disonore. E comunque quell’argomento dominava la giornata e le successive ed era motivo di divertimento e di sfottò.
Adesso queste storielle di paese quelli che hanno studiato le chiamano gossip, e ci sono non so quanti giornali specializzati che raccontano tutte le corna vere o presunte di tutti i cretini famosi di questo mondo senza cama.
Meglio così, oggi penso sarebbe molto ma molto difficile trovare la cama per raccontare tutte le storie perverse di cui quasi tutti facciamo parte.
Mio cugino Sabatino "Dino" Partenza è anche un "poeta a braccio", come Carlo Partenza, suo padre e mio zio e come Sabatino Partenza, nostro nonno. Dino ha scritto anche diversi articoli con storie e ricordi su Aringo e l'Abruzzo.
Molte "poesie a braccio in ottava rima" e articoli su Aringo sono stati raccolti nel libro "I poeti di Laga Insieme" che può essere scaricato dal sito: "https://www.lagainsieme.it/poeti.htm"
Testo: Sabatino "Dino" Partenza
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