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Il sonno: la pausa che ci aiuta a vivere di più

Medicina e Cure

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Il sonno: la pausa che ci aiuta a vivere di più

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Il sonno: la pausa che ci aiuta a vivere di più Di Sara Giombolini Dormire non è tempo perso. È un processo biologico attivo, complesso e ancora troppo sottovalutato, che incide profondamente su memoria, metabolismo, salute cerebrale e longevità. Per anni lo abbiamo considerato una semplice pausa; oggi sappiamo che è, al contrario, uno dei momenti più intensi per il nostro organismo. Come sottolinea il Dottor Mauro Zampolini, Presidente europeo della specialistica di riabilitazione e Direttore del Dipartimento della Riabilitazione dell’USL Umbria 2, è proprio durante la notte che il cervello svolge alcune delle sue funzioni più importanti. Il sonno si organizza in cicli che alternano fasi Non-REM e REM. Nelle prime, più profonde, il cervello rallenta e avvia un lavoro di riorganizzazione: seleziona le informazioni della giornata, consolida quelle utili ed elimina ciò che è superfluo, attivando anche processi di “pulizia” delle sostanze di scarto. Dopo circa 60-90 minuti subentra la fase REM, caratterizzata da un’elevata attività cerebrale e dalla comparsa dei sogni. Qui memoria ed emozioni si intrecciano, mentre il corpo resta temporaneamente inibito per evitare movimenti involontari. L’alternanza di queste fasi è essenziale per apprendimento, memoria e plasticità cerebrale. A regolare questi cicli è il ritmo circadiano, sincronizzato con luce e buio attraverso la melatonina. Per questo non conta solo dormire a sufficienza, ma farlo con regolarità. L’esposizione serale a luci artificiali, smartphone e televisione interferisce con questo equilibrio, rendendo più difficile l’addormentamento e peggiorando la qualità del sonno. La vita moderna, purtroppo, tra stress e stimoli continui, favorisce una progressiva riduzione del riposo. Nel tempo, la deprivazione cronica è associata a un aumento del rischio di patologie metaboliche, come obesità e diabete, e a malattie neurodegenerative, inclusa la demenza. Alla base di questo equilibrio intervengono molecole come l’adenosina, che accumulandosi durante il giorno aumenta il bisogno di dormire, e l’adrenalina, che invece mantiene lo stato di vigilanza. Anche l’alcol, spesso utilizzato per facilitare il sonno, in realtà lo frammenta e ne riduce la qualità. In questo contesto, l’igiene del sonno diventa fondamentale: routine regolari, ambiente buio e silenzioso, riduzione degli stimoli serali e un momento di transizione verso il riposo possono fare la differenza. Piccoli accorgimenti, ma con effetti concreti. Quando le alterazioni sono persistenti, possono indicare veri e propri disturbi. Le apnee notturne, ad esempio, sono tra le più diffuse e meno riconosciute: interruzioni della respirazione che compromettono ossigenazione e continuità del sonno, aumentando il rischio cardiovascolare. L’insonnia è spesso legata all’ansia e richiede un approccio che vada oltre il sintomo. Esistono poi condizioni opposte, come le ipersonnie, e disturbi specifici come la sindrome delle gambe senza riposo o le parasonnie. Nel suo insieme, il sonno è molto più di un bisogno fisiologico: è un elemento centrale dell’equilibrio che sostiene la nostra salute nel tempo. Insieme a una corretta alimentazione e all’attività fisica, rappresenta uno dei pilastri della longevità. Eppure, resta spesso la prima cosa che sacrifichiamo. Forse è proprio qui che serve un cambio di prospettiva: smettere di considerarlo una pausa e riconoscerlo per ciò che è davvero, una funzione vitale che lavora in profondità mentre tutto sembra fermo. Recapiti: Dr. Mauro Zampolini Direttore della Struttura Complessa di Neurologia dell’Ospedale San Giovanni Battista di Foligno Mail: mauro.zampolini@uslumbria2.it Telefono: 0742 3397017 / 0742339 7015