La costruì, la collaudò, poi le vietò di portare il proprio nome
Veicoli Dimenticati | Storie in italiano
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La costruì, la collaudò, poi le vietò di portare il proprio nome
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Nel millenovecentosessantuno, al Salone di Torino, una piccola coupé progettata a Maranello viene esposta sullo stand di un carrozziere, con la calandra senza stemma e un nome che non dice niente: Mille. Il telaio è impostato secondo la scuola delle berlinette da corsa, il motore da milletrentadue centimetri cubi tira novantuno cavalli a seimilaottocento giri, l'intera vettura pesa settecentottanta chilogrammi. La macchina è finita, collaudata, pronta.
E Ferrari decide di non produrla, e le vieta di portare il proprio nome.
Il progetto passa a un industriale milanese dell'elettrochimica, che fonda una società dal nulla per costruirla. Il piano prevedeva tremila vetture all'anno. Ne usciranno poco più di cento in tutto. Questa è la storia della ASA 1000 GT, la macchina che tutti hanno chiamato Ferrarina proprio con il nome che il contratto le proibiva di portare, e del piccolo mitra montato sul muso di un prototipo, che non era affatto uno scherzo.
Videomateriali tratti dai canali YouTube @oldtimeraustralia e @CristianoLuzzago_TheBlueRoom.
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