Anticipò il mondo intero, poi fu tradita dalla sorella minore
Veicoli Dimenticati | Storie in italiano
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Anticipò il mondo intero, poi fu tradita dalla sorella minore
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Torino, 1960. Al Salone dell'automobile debutta una berlina che nessuno guarda davvero: la Lancia Flavia. Eppure è la macchina più moderna d'Italia, costruita come saranno costruite quasi tutte le automobili 30 anni dopo. Trazione anteriore, motore boxer, 4 freni a disco. Tre rivoluzioni in una, nascoste sotto una carrozzeria anonima.
Dietro c'è un uomo solo: Antonio Fessia. Un ingegnere ossessionato da un'unica idea, che aspettò 13 anni per costruirla. Aveva già provato alla fine degli anni '40 con il prototipo CEMSA Caproni F11, ma l'azienda fallì e ne rimasero appena 7 esemplari. Poi la seconda occasione: direttore tecnico della Lancia al posto del leggendario Vittorio Jano, andato alla Ferrari.
La Flavia era un trionfo tecnico e una delusione commerciale. Vendette oltre 100.000 esemplari in 10 anni, ma molto meno di quanto meritava. E a rubarle il futuro non fu una rivale, ma la sorella minore uscita dalla stessa matita: la Fulvia. Il genio si fece concorrenza da solo.
Questa è la storia di chi ebbe ragione con 30 anni di anticipo, e pagò il prezzo più alto per averla avuta troppo presto. Fessia morì nel 1968, un anno prima che la Fiat assorbisse la Lancia. Non vide mai il mondo intero adottare la sua idea.
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