2026.09.12 Monte Gennaio da Rifugio Segavecchia Appennino Tosco Emiliano
Massimo Bertoni
0:00 / 0:00
2026.09.12 Monte Gennaio da Rifugio Segavecchia Appennino Tosco Emiliano
150 просмотров · 5 дн. назад
Massimo Bertoni
43 подписчика
150 просмотров · 5 дн. назад
Appennino Tosco-Emiliano – Rifugio Segavecchia / Monte Gennaio
Data: 12/09/2026
Località di partenza: Rifugio Segavecchia
Compagnia: Ermanno e Massimo
Motivazione: Escursione
Dati tecnici
Quota di partenza: 912 m
Quota massima: 1.814 m
Dislivello positivo: 1.089 m
Lunghezza percorso: 15,09 km
Durata complessiva: 06:48:15
Tempo in movimento: 04:34:29
Sentieri CAI: 113, 113A, 111, 205, 00, 121
Difficoltà: E
Relazione dell’escursione
Alle 8:40, dai pressi del Rifugio Segavecchia, nel comune di Lizzano in Belvedere, sull’Appennino bolognese, partiamo per la nostra escursione al Monte Gennaio (1.814 m), nel comune di San Marcello Piteglio, in provincia di Pistoia, praticamente sul confine tra Emilia e Toscana. Partiti dal rifugio, prendiamo il sentiero CAI 113, lasciando alla nostra destra il 117 e il 119, provenienti dal Monte Nuda (1.828 m) e dal Corno alle Scale (1.927 m), parete Est. Poco dopo incontriamo anche il 121, proveniente dal Passo del Cancellino, che sarà la nostra via di ritorno. Continuiamo per un tratto sulla forestale, poi iniziamo a salire sul sentiero che si stacca sulla destra e ci inoltriamo nel bosco di faggio, che per gran parte del percorso sarà protagonista della nostra escursione. Le vette che toccheremo non sono particolarmente elevate ed è per questo che il tragitto si sviluppa in buona parte nel bosco. Incontriamo una prima sorgente, poi il sentiero aggira la dorsale dei Monti Grossi. Più volte incrociamo la forestale che da Segavecchia arriva a Passo/Bocca del Lupo, ma continuiamo sul nostro sentiero fino a L’Acerolo e poi, sempre sul 113, arriviamo a Pian di Zucca, dove imbocchiamo il 113A. Il bosco è veramente bello e ombroso. Siamo praticamente sul versante Nord-Nord/Ovest, dove l’umidità è elevata grazie alle piogge dei giorni precedenti. Incontriamo più volte ragazzi con gerle per la raccolta dei funghi e scambiamo qualche parola con loro: sono tutti abbastanza delusi per il poco, o quasi nullo, ritrovamento. Anche noi avevamo notato la scarsa presenza persino di funghi non commestibili. Continuiamo a salire; il sentiero non concede tregua e arriviamo al bivio con il sentiero 111 e poi al Passo della Donnamorta. Dal versante opposto alla nostra direzione arriva contemporaneamente a noi una camionetta dei Carabinieri, che cordialmente ci saluta. Arriviamo al Bivacco-Rifugio della Donnamorta, una graziosa casetta in legno immersa nel verde della foresta. Proseguiamo il nostro cammino e torniamo a incontrare la famosa forestale, che seguiamo fino al Passo del Lupo, o Bocca del Lupo. Poco prima del passo incrociamo nuovamente la camionetta dei Carabinieri, che ci saluta ancora. Poco dopo incontriamo il sentiero 205, l’Alta Via dei Parchi. Fino a questo punto nuvole e nebbia provenienti dal versante Nord hanno fatto da padrone, ma sul versante Sud la situazione cambia: sole e un piacevole tepore ci regalano un panorama molto bello. Per un tratto siamo avvolti dal forte e balsamico odore di resina dei pini sottostanti. Un belvedere ci permette inoltre di ammirare verso Ovest la nostra meta, il Monte Gennaio, lambito dalle nuvole che a tratti lo mostrano e a tratti lo avvolgono completamente. In poco tempo arriviamo al Passo Porta Franca e al rifugio omonimo, una struttura graziosa, posizionata in una radura dalla quale si può ammirare la valle sottostante. Ci concediamo due minuti di riposo e, visto che sono le 11:30, decidiamo di non fermarci e di continuare verso la vetta. Poco dopo il rifugio incontriamo il sentiero 235, che seguiamo per poche decine di metri. Poi, sulla sinistra, prendiamo una traccia molto ripida che ci conduce alla vetta del Monte Poggio delle Ignude (1.732 m). Da qui scendiamo verso Nord fino alla forcella tra il Poggio delle Ignude e il Monte Gennaio e, sempre lungo una traccia ripida, ci dirigiamo verso la nostra meta. A quota 1.814 m, una croce e un mucchietto di sassi ci confermano di essere arrivati. Le foto sono ormai di rito e il panorama è notevole: una vista diversa dal solito sul nostro Appennino e sulle Alpi Apuane. Le diverse angolazioni fanno sembrare tutto quasi nuovo ai nostri occhi. Il Corno alle Scale, la montagna più alta dell’Appennino bolognese, è davanti a noi con tutta la sua parete Sud ed Est. Le nuvole, mosse dal vento, ci permettono di vederlo solo a piccoli sprazzi, mai completamente, rendendolo quasi misterioso. Sempre su traccia scendiamo verso Nord, prima superando una piccola anticima e poi lungo uno sperone che ci porta sul sentiero 00, che fa da spartiacque tra Emilia e Toscana. Arriviamo così alla nostra ultima vera tappa, il Passo del Cancellino, a 1.630 m, dove lasciamo lo 00 e prendiamo il 121, iniziando la discesa. Torniamo nel bellissimo bosco di faggio fino ad arrivare a una fonte che ci ricorda che ormai siamo vicini al traguardo. Ancora qualche tornante e finalmente siamo di nuovo sulla forestale, proprio all’incrocio che al mattino avevamo superato alla partenza, nei pressi del Rifugio Segavecchia.