L'olio nuovo va travasato dopo venti giorni, o il fondo lo rovina
Facevano Così
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L'olio nuovo va travasato dopo venti giorni, o il fondo lo rovina
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L'olio nuovo che arriva dal frantoio è torbido, e non è un difetto: è vivo.
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Dentro ci sono ancora l'acqua dell'oliva e pezzettini di polpa, e in venti giorni scendono tutti sul fondo. Lì si forma la morchia, e da lì si decide se quell'olio ve lo godete fino all'anno prossimo o se a marzo sa di rancido. Perché l'olio non diventa cattivo invecchiando: diventa cattivo stando sopra il suo fondo.
In questo video il procedimento intero: perché l'olio nuovo è opaco, dove va tenuto e perché la cucina è il posto peggiore della casa, i venti giorni di attesa, il travaso fatto senza muovere il recipiente, il punto esatto in cui ci si ferma, la tela nell'imbuto, il secondo travaso di marzo e cosa succede se non lo si fa.
I numeri da tenere a mente:
• primo travaso 20-25 giorni dopo l'uscita dal frantoio;
• secondo travaso all'inizio della primavera, verso marzo;
• temperatura 14-18 gradi: fresco, non freddo;
• buio completo, e recipiente pieno fin quasi all'orlo (l'aria che resta sopra è quella che ossida);
• durata reale in buone condizioni: 12-18 mesi dalla produzione;
• quello che si lascia sul fondo: un dito o due, non di più.
Perché funziona: la morchia non è sporcizia, è acqua di vegetazione e pezzetti di polpa. È più pesante dell'olio, quindi scende. Ma sul fondo fermenta, e l'odore sale nell'olio che ci sta sopra: al frantoio lo chiamano difetto di morchia, e quando è messo peggio difetto di putrido. Travasare non è una pulizia estetica, è togliere all'olio la parte che marcisce.
L'errore da non fare: lasciare l'olio tutto l'inverno sopra il suo fondo e poi a marzo dare la colpa al frantoio. Secondo errore: tenere la latta in cucina, vicino ai fornelli e alla finestra.
E la morchia non si buttava. Con la morchia si faceva il sapone, bollita con acqua e soda a fine dicembre; in Sicilia passava per le strade il carretto di chi la comprava, e gridava «la mùria vi cambio pu' sapuni». Quella che avanzava andava nella lucerna, con lo stoppino di cotone, a fare la luce della sera. Dalla stessa latta uscivano tre cose: l'olio da mangiare, il sapone per lavarsi e la luce per vederci.
⚠️ Cosa è cambiato: l'orcio di terracotta, che era il contenitore migliore, oggi è sconsigliato. Col tempo si crepa dentro, diventa poroso, trattiene i residui e non si riesce più a pulire. Si usano acciaio inox o vetro scuro, pieni fin quasi all'orlo. E il sapone con la soda caustica qui si racconta, non si insegna: è una lavorazione che vuole le sue precauzioni.
Nel prossimo video: le castagne secche, quelle che stavano quaranta giorni sopra il fuoco e poi duravano un anno intero.
📚 FONTI
Olivo e Olio, «Travaso e filtrazione. Prime fasi di conservazione» (primo travaso a 20-25 giorni, secondo a primavera, difetti di morchia e putrido); Frantoio.biz, «Posa dell'olio: residuo o deposito»; Teatro Naturale, «Conservare l'extra vergine a casa» (14-18 °C, luce, ossigeno nello spazio di testa); Agricola Piano, «Quanto dura l'olio extravergine d'oliva» (12-18 mesi); Salento con gusto, «Gli orci per olio»; Treccani, voce «mòrchia»; Giornale Kleos e Nicola Fanella, «La muria e lu sapuni» (il carretto, la lucerna, lo stoppino).
Immagini, clip e disegni animati generati con intelligenza artificiale e grafica al computer.
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