Contro il banditismo lo Stato portò la chimica in mezzo ai pastori: Ottana, Sardegna
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Contro il banditismo lo Stato portò la chimica in mezzo ai pastori: Ottana, Sardegna
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Fra il 1950 e il 1971 in Sardegna si contarono ottanta sequestri di persona. Nel 1969 il Parlamento istituì una commissione d'inchiesta sui fenomeni di criminalità nell'isola, presieduta dal senatore Giuseppe Medici. La commissione cercò le cause nella struttura della società agro-pastorale e nella miseria delle zone interne, e indicò una cura: l'industria. Ma nella piana del Tirso la scelta era già stata fatta, prima ancora che la relazione fosse scritta: lo Stato portò la chimica in mezzo ai pastori. A Ottana, un paese di circa duemila abitanti, l'ENI e la Montedison costruirono la Fibra del Tirso e la Chimica del Tirso.
Il 3 luglio 1970 arrivò la prima ruspa e fino al 1974, ricorda il sindaco di quegli anni, nei cantieri lavorarono settemila persone. Il massimo dell'occupazione restò sotto i 2.800 addetti. L'oleodotto da Oristano e la ferrovia verso il porto di Golfo Aranci, che secondo il primo direttore del consorzio industriale l'ENI aveva chiesto come garanzia, non furono mai costruiti. Per qualche anno la fabbrica cambiò davvero la vita della valle: quasi duemila giovani furono mandati a imparare il mestiere negli stabilimenti della penisola, in fabbrica entrarono le donne, tornarono emigrati dal Nord e dall'estero. Ma la crisi del petrolio del 1973 aveva già cambiato il mondo della chimica, e dal 1976 gli stipendi cominciarono ad arrivare in ritardo. Nel 1977 gli operai autogestirono lo stabilimento per trentacinque giorni, e nella sala del consiglio di fabbrica alcuni artisti dipinsero un murale: un pastore guarda due manifestanti con i volti dei Merdules. Quel murale c'è ancora, e si sta sgretolando. Nel 1980 l'ENI rilevò tutto, e al tavolo di Palazzo Chigi, come presidente della Montedison, sedeva lo stesso senatore Medici. Nel 2002 l'ENI si disimpegnò da Ottana. Oggi nell'area industriale lavorano poche decine di persone, e sul tavolo restano le bonifiche, la cassa integrazione e i progetti che vanno e vengono.
Ottana non è un paese morto: ha 2.138 abitanti, la cattedrale romanica di San Nicola e un carnevale famoso per le maschere dei Boes e dei Merdules. È morta la promessa della fabbrica, che lo storico Gianmario Leoni chiama l'ultimo grande, e fallimentare, intervento pubblico degli anni Settanta contro il divario fra Nord e Sud. Questo episodio racconta chi la fece, perché, e che cosa ha lasciato.
Cosa scoprirete in questo episodio
— Ottana prima della fabbrica: la piana del Tirso, la vecchia diocesi e la poesia «Ottana fit Ottana», la malaria, i pastori e l'emigrazione che svuotava i paesi dell'interno.
— Perché lo Stato scelse la chimica: la legge 623 del 1959, il Piano di Rinascita, la commissione Medici, il CIPE del 1969 e la sfida fra ENI-Montedison e la SIR di Nino Rovelli.
— La fabbrica: i settemila del cantiere, i giovani formati negli stabilimenti della penisola, il consiglio di fabbrica del 1973, la conferenza di produzione e i trentacinque giorni di autogestione del 1977.
— Che cosa è rimasto: le infrastrutture mai arrivate, il passaggio all'ENI nel 1980, le chiusure, l'uscita del 2002, le poche decine di lavoratori di oggi e l'incendio del luglio 2026 nelle campagne fra Noragugume, Ottana e Sedilo.
Contenuto divulgativo di carattere storico.
Fonti principali
— Gianmario Leoni, «Cattedrali nel deserto? Il caso Ottana per l'industrializzazione del centro Sardegna», Novecento.org, n. 22, dicembre 2024
— Antonello Mattone, Salvatore Mura (a cura di), «Le inchieste parlamentari sulla Sardegna (1869-1972)», FrancoAngeli, 2021
— Paolo Merlini, «I 50 anni di Ottana», La Nuova Sardegna, 5 settembre 2020, ripubblicato da Fondazione Sardinia
— Andrea Francesco Zedda, «Il "prima" e il "dopo" nella narrazione del passato. Memoria di un adattamento industriale nella Sardegna centrale», Altre Modernità, n. 19, 2018
— «Via al piano Samim, l'Eni rileva Ottana», l'Unità, 19 gennaio 1980
— e altre fonti
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ℹ️ Su questo video
Contenuto divulgativo di carattere storico e culturale. La sceneggiatura, la ricerca e il montaggio sono opera dell'autore, sulla base delle fonti indicate nella descrizione. Le ricostruzioni visive e la voce del narratore — un personaggio di finzione — sono realizzate con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, a scopo illustrativo: non si tratta di riprese reali né di filmati d'archivio autentici. I fatti sono semplificati per un pubblico generale e possono contenere piccole approssimazioni. Obiettivo: informare e conservare la memoria dei luoghi.