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I monaci tornarono ma cambiarono sponda: San Vincenzo al Volturno, la città monastica del Molise

Splendore Perduto

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I monaci tornarono ma cambiarono sponda: San Vincenzo al Volturno, la città monastica del Molise

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Alle sorgenti del Volturno, in Molise, c'è un prato con dentro una città. Non un castello e non una chiesa isolata: una città vera, con dieci chiese, chiostri, cucine, un refettorio enorme, officine dove si fondeva il vetro, scale e condutture. Gli scavi hanno riportato alla luce strutture monastiche per oltre diecimila metri quadrati. Quasi nessuno, in Italia, sa che esiste. L'abbazia di San Vincenzo al Volturno fu fondata all'inizio dell'ottavo secolo da tre aristocratici longobardi di Benevento, Paldo e i fratelli Tato e Taso, su terra incolta donata dal duca Gisulfo primo: il Chronicon Vulturnense dice 703, la ricerca moderna colloca la fondazione fra il 684 e il 708. Il 24 marzo 787, a Capua, Carlo Magno concesse al monastero immunità fiscale e giudiziaria e il diritto di eleggersi l'abate da solo. Sotto l'abate Giosuè, eletto il 20 ottobre 792 e morto il 4 maggio 817, nell'808 fu consacrata la basilica di San Vincenzo Maggiore: tre navate, circa sessantaquattro metri per ventotto, con la cripta anulare che oggi chiamiamo cripta di Giosuè. Quanti fossero i monaci è materia di discussione, e qui diamo la forbice invece di una cifra sola. La stima archeologica, ricavata contando i posti a sedere dei bancali del refettorio, parla di almeno duecentocinquanta-trecento confratelli; la scheda del Ministero della cultura di circa trecentocinquanta; il prologo del Chronicon di novecento, ma quella è una cifra da martirologio, non un censimento. Il 10 ottobre 881 una forza araba, che secondo la Treccani sembra fosse al servizio di Atanasio secondo, vescovo e duca di Napoli, assalì e incendiò il monastero. I superstiti ripararono a Capua. E qui sta il punto che rende questo posto diverso da tutti gli altri: tornarono, ma non ricostruirono dov'era. L'abate Gerardo, in carica dal 1076 al 1109, decise di abbandonare l'antico sito e di costruire un monastero nuovo e fortificato sull'altra sponda del Volturno; nel 1115 papa Pasquale secondo consacrò la nuova chiesa. Nel 1699, per volontà dell'ultimo abate Innico Caracciolo, tutto passò sotto la giurisdizione di Montecassino. Il posto non è morto: a non esserci più è la città dei monaci. Sull'altra sponda l'abbazia è viva e dal 22 gennaio 2017 vi abita una comunità benedettina venuta dal monastero di Santa Maria delle Rose di Sant'Angelo in Pontano; le monache americane di Regina Laudis, arrivate nel 1990, se ne sono andate dopo venticinque anni. Il comune di Castel San Vincenzo esiste, con 427 abitanti al 31 dicembre 2024 contro i 2.133 del censimento del 1871. Cosa scoprirete in questo episodio — Come funzionava una città monastica carolingia: le cave a gradoni sul colle, i miscelatori per la calce, le fornaci con i contrassegni che servivano a pagare i fornaciai, il vetro alle finestre e le canalette che portavano la pioggia fino al fiume. — Perché quasi tutto quello che sappiamo viene da un libro solo, il Chronicon Vulturnense scritto verso il 1130 dal monaco Giovanni, e con quale prudenza vanno lette le sue cifre. — Che cosa racconta la cronaca del 10 ottobre 881, dove le fonti divergono sul nome di chi guidò l'attacco e per quanti anni il sito restò davvero abbandonato. — La cripta dell'abate Epifanio, trovata per caso nel 1832: il nimbo quadrato che nel medioevo indicava una persona ancora viva, e come la si visita oggi, su prenotazione e a numero chiuso. Contenuto divulgativo di carattere storico. Fonti principali — Ministero della cultura, scheda del Complesso monumentale di San Vincenzo al Volturno — Treccani, Enciclopedia dell'Arte Medievale, voce San Vincenzo al Volturno — Treccani, Dizionario Biografico degli Italiani, voce Giosuè — Rivista Inarcassa 1/2019, San Vincenzo al Volturno. Il grande cantiere dell'Alto Medioevo — Sito ufficiale dell'Abbazia di San Vincenzo al Volturno, sezioni storiche e Comunità — e altre fonti #storia #Molise #SanVincenzoAlVolturno #abbazie #documentario ℹ️ Su questo video Contenuto divulgativo di carattere storico e culturale. La sceneggiatura, la ricerca e il montaggio sono opera dell'autore, sulla base delle fonti indicate nella descrizione. Le ricostruzioni visive e la voce del narratore — un personaggio di finzione — sono realizzate con l'aiuto dell'intelligenza artificiale, a scopo illustrativo: non si tratta di riprese reali né di filmati d'archivio autentici. I fatti sono semplificati per un pubblico generale e possono contenere piccole approssimazioni. Obiettivo: informare e conservare la memoria dei luoghi.