DIGA DEL GLENO: non era una diga. Erano due dighe diverse, incollate a metà altezza
Colosso
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DIGA DEL GLENO: non era una diga. Erano due dighe diverse, incollate a metà altezza
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Il 1° dicembre 1923, poco dopo le sette del mattino, a 1.500 metri di quota sopra la Valle di Scalve, il guardiano di una diga sente quella che descriverà come «una scossa, senza rumore alcuno». Vede cadere un sasso nell'acqua, poi una crepa larga tre dita che si allarga salendo lungo un pilone. In dodici-quindici minuti il bacino si svuota: sei milioni di metri cubi scendono la valle e in quarantacinque minuti arrivano al lago d'Iseo.
E la cosa che quasi tutti sbagliano, raccontando il Gleno, è la causa. Le malte erano pessime, questo è accertato dalle perizie. Ma non è quello che l'ha fatta cadere.
Il Gleno non era una diga: erano due dighe diverse, di due tipi opposti, incollate una sopra l'altra da una variante decisa a cantiere aperto. Sotto, una diga a gravità in muratura di pietrame e calce, progettata per ricevere un carico diffuso e verticale. Sopra, una diga ad archi multipli, che concentra tutta la spinta dell'acqua in carichi puntuali e obliqui sotto pochi piloni. E undici arcate scaricavano non sulla roccia, ma su quel muro.
La prova sta nei detriti: i piloni fondati direttamente sulla roccia non crollarono, e sono ancora in piedi oggi. La diga non ha ceduto dove il materiale era più scadente. Ha ceduto dove lo schema statico era incoerente.
Ma la parte più dura è un'altra, ed è che non c'è nessuna ignoranza tecnica da invocare. Nell'agosto 1921 un funzionario del Genio Civile verbalizza che le arcate centrali poggiano sul tampone e non sulla roccia, e diffida. Nel novembre 1921 compaiono le perdite. Nel giugno 1922 arriva un'ingiunzione ministeriale di sospensione dei lavori. Il cantiere prosegue. E l'invaso arriva a sei milioni di metri cubi contro i tre milioni e novecentomila autorizzati.
Nella seconda parte: i numeri delle perizie contrapposte, il peso proprio mancante dell'8-12 per cento, il finto collaudo dell'ottobre 1923, la sequenza del crollo, il percorso dell'onda da Bueggio al lago d'Iseo, il bilancio che nessuna fonte riesce a fissare, la tesi mai provata del sabotaggio, e un processo durato tre anni e mezzo che finisce con un'assoluzione in appello e zero colpevoli.
⏱ CAPITOLI
00:00 Cold open — una scossa, senza rumore alcuno
02:00 Due dighe diverse
14:00 La diffida, l'ingiunzione, il cantiere che prosegue
📐 FONTI
• Atti del processo, Tribunale di Bergamo, gennaio 1924 – luglio 1927 (periti Ganassini, Danusso; difesa Baroni, Granzotto, Kambo, Marzoli; col. Cugini)
• Verbale del Genio Civile, agosto 1921 (ing. Lombardo) e ingiunzione ministeriale del giugno 1922
• Perizie sui materiali e sulle tensioni della muratura
• Relazione geologica di Augusto Stella
• Testimonianza del guardiano Morzenti
• Documentazione del centenario 2023 e itinerari della memoria di Vilminore di Scalve
Colosso racconta le grandi opere dell'ingegneria — ponti, dighe, tunnel, grattacieli — e cosa succede quando qualcosa cede. Ogni numero è verificato sulle fonti.
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