Перейти к содержимому

Il Mare di Barents: Dove l’Artico Inghiotte le Navi | Documentario per il Riposo

Mappe Bianche

0:00 / 0:00

Il Mare di Barents: Dove l’Artico Inghiotte le Navi | Documentario per il Riposo

77 просмотров · 6 дн. назад
Mappe Bianche
14 подписчиков
77 просмотров · 6 дн. назад
In questo video ti accompagnerò nel Mare di Barents, tra le coste settentrionali della Norvegia e della Russia, per capire perché un mare relativamente poco profondo sia tanto pericoloso. Vedremo come il fronte polare, l’incontro tra acque atlantiche e artiche, i bassifondi e le rapide depressioni polari possano generare onde ripide e tempeste improvvise. Parleremo anche del ghiaccio alla deriva, della formazione di ghiaccio sulle navi e del riscaldamento che riduce la copertura marina, aprendo nuove rotte e nuovi rischi. Ripercorreremo le prime esplorazioni: Willem Barents cercò a fine Cinquecento un passaggio verso l’Asia, rimase intrappolato dai ghiacci presso la Nuova Zemlja e morì durante il tentativo di rientro del 1597. Seguiremos l’espansione della caccia alle balene a Svalbard e il lavoro dei Pomori, prima di arrivare alla Seconda guerra mondiale. Con PQ 17 vedremo come l’ordine di disperdersi lasciò le navi esposte agli attacchi tedeschi; nella battaglia del Mare di Barents, invece, la scorta britannica riuscì a proteggere il convoglio JW 51B. Passeremo poi alla Guerra fredda, alle pattuglie nucleari sovietiche e ai relitti monitorati sul fondale. Ci fermeremo sul Kursk: una perdita nel siluro d’addestramento alimentato a perossido di idrogeno provocò l’esplosione dell’agosto 2000 e distrusse i compartimenti anteriori. Ventitré uomini raggiunsero il compartimento di poppa, ma i soccorsi russi tardarono e l’aiuto norvegese arrivò quando non restava più nessuno da salvare. Infine, vedremo i rischi per i pescatori, i progetti petroliferi e di gas, i limiti della risposta a una fuoriuscita e le capacità di ricerca e soccorso tra Norvegia e Russia. Concluderemo con il tema che attraversa l’intero racconto: tecnologia e preparazione riducono i pericoli, ma non cancellano la distanza, il freddo e l’indifferenza del mare. Mi soffermo anche su quanto sia vario il fondale: l’Istituto norvegese di ricerca marina indica una profondità media di circa 230 metri, con zone che arrivano a circa 500. Qui le acque atlantiche trasportano uova e larve di merluzzo e aringa, mentre quelle artiche portano plancton ricco di grassi, importante per la rete alimentare marina. Il Norwegian Polar Institute spiega che il fronte polare segna anche il confine tra le aree frequentate da molte specie. Quando cambiano temperatura e posizione di quel confine, possono cambiare anche la distribuzione dei pesci e le condizioni che sostengono la pesca.