SABASTIAN SAWE E IL MURO DELLA MARATONA: perché non crolla?
Marco Perugini
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SABASTIAN SAWE E IL MURO DELLA MARATONA: perché non crolla?
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Marco Perugini
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Perché il “muro” della maratona arriva spesso tra il 30° e il 35° chilometro? È davvero solo una questione di glicogeno?
Nel 2010 Benjamin Rapoport pubblicò un affascinante modello matematico per stimare la distanza alla quale un maratoneta potrebbe esaurire le proprie riserve glucidiche in funzione di VO₂max, intensità di corsa, disponibilità di glicogeno e utilizzo dei substrati.
Ma oggi sappiamo che la storia è molto più complessa.
In questo video partiamo dal modello di Rapoport per arrivare al concetto moderno di durability: la capacità di limitare il deterioramento delle caratteristiche fisiologiche durante esercizio prolungato.
Perché durante una maratona non diminuisce soltanto il carburante nel serbatoio: può cambiare anche il motore che deve utilizzarlo.
Running economy, fatica neuromuscolare, termoregolazione, cardiovascular drift, disturbi gastrointestinali e percezione dello sforzo possono rendere progressivamente più costoso mantenere la stessa velocità.
E poi analizziamo un caso straordinario: Sabastian Sawe e la sua maratona in 1:59:30**.
Cosa ci direbbe il modello matematico considerando un atleta di questo livello e una strategia nutrizionale da circa 115 g di carboidrati/ora? E soprattutto: come possiamo interpretare il fatto che Sawe, proprio nella zona in cui normalmente compare il muro, sia riuscito ad accelerare?